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E' morto Charlie Watts, leggendario batterista dei Rolling Stones

E' morto Charlie Watts, leggendario batterista dei Rolling Stones

24 Agosto 2021,06:45

E’ morto a 80 anni Charlie Watts (80 anni compiuti a giugno: leggi), leggendario batterista e cofondatore dei Rolling Stones. Lo riferisce la Bbc, citando l’agente britannico del musicista. Notizia subito ufficializzata dai profili social della band.

Il decesso è avvenuto dopo un’operazione al cuore di emergenza in un ospedale di Londra. Proprio ai primi di agosto il leggendario drummer aveva dovuto rinunciare alle 13 date del tour negli Stati Uniti per problemi di salute ed era stato sostituito da a Steve Jordan (Charlie Watts "salta" la tournè degli Stones- Leggi), da anni stretto collaboratore di Keith Richards. «Per una volta sono andato fuori tempo», aveva spiegato lui dopo aver annunciato il ritiro consigliato dai medici che gli avevano imposto assoluto riposo dopo un intervento cardiaco. E aveva aggiunto: «Sto lavorando duramente per tornare completamente in forma, ma oggi su consiglio degli esperti ho accettato il fatto che questo richiederà un pò di tempo».

Charlie Watts era il più silenzioso e riservato dei Rolling Stones e anche, da diversi anni, il più riottoso a tornare suonare dal vivo. Stavolta purtroppo la decisione di non unirsi ai suoi compagni di sempre, che tra due settimane inizieranno le prove del tour, non era dipesa dal suo carattere ma da qualcosa di definitivo. E' morto in un ospedale di Londra a 80 anni. 
Era stato anche l’ultimo a decidere di entrare nella band nel 1963: aveva 22 anni, un buon futuro da grafico (per anni ha collaborato agli allestimenti scenici degli Stones) e un talento da fumettista (ha firmato una storia a fumetti di Charlie Parker). Ma era anche uno dei batteristi più in vista della ribollente scena Blues e Rhythm and Blues della Londra di quegli anni: Ginger Baker, per esempio, il folle virtuoso del rock inglese della prima ondata che disprezzava la maggior parte dei suoi colleghi, era uno dei suoi più accesi ammiratori. Charlie Watts è una leggenda del rock'n'roll che, nelle rare interviste concesse in 60 anni di carriera, raccontava che in realtà avrebbe desiderato nascere qualche decennio prima, per poter essere un batterista di Jazz e suonare al fianco dei suoi idoli come Charlie Parker, Dizzy Gillespie e compagni. Era stata sua l’idea di chiamare Sonny Rollins, «il Saxophone Colossus», a suonare l’assolo di sax in «Waitin'On A Friend». Era un Rolling Stone ma il grande amore musicale della sua vita è stato il jazz: ha anche diretto dei quartetti e una Big Band. La testimonianza più bella di questa passione è stata la visita a sorpresa, compiuta nel 2003, a casa di Stan Levey, un collega dal curriculum glorioso che è stato anche l’unico batterista bianco a suonare con Parker. Charlie Watts non era certo un virtuoso ma ha fatto parte della schiera dei musicisti insostituibili perchè dotato di uno stile e di un suono inimitabili. Chiunque abbia parlato almeno una volta con Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood o Bill Wyman avrà sicuramente sentito che «Charlie» era il centro propulsore della band. Il sound degli Stones è fondato sull'Interplay tra le chitarre ma in realtà i leggendari riff di Keith Richards e il suo modo di scandire gli accordi dell’accompagnamento erano costruiti sull'intesa telepatica con Watts: quella struttura chitarra-batteria che, in modi diversi, da Hendrix con Mitch Mitchell ai Led Zeppelin con Jimmy Page e John Bonham, ha segnato la storia e l’evoluzione del rock. Charlie Watts aveva swing, nella vita e nel modo di suonare: cercava l’essenzialità della pulsazione, usava delle pause nell’accompagnamento che venivano confuse con la rozzezza tecnica e invece, insieme all’uso del tom e del timpano, erano proprio il segreto del suo stile. Era un uomo riservato e molto elegante, dotato di un raffinato senso dell’umorismo: il contraltare perfetto ai due super ego di Mick Jagger e Keith Richards. Un uomo che si concedeva di malavoglia perfino alle ovazioni del pubblico degli stadi dove suonavano: l’ultima volta che i Rolling Stones hanno suonato a Roma, Mick Jagger lo invitò ad alzarsi dalla batteria e a raggiungerlo sul bordo del palco: «Charlie Say Something (Charlie, di qualcosa)» gli disse e lui: «Hello». Se ne va un’altra leggenda: da oggi sarà difficile ascoltare l'inizio di «Paint It Black» senza pensare che il mondo sarà un po' più scuro.

 

Il videomessaggio di cordoglio di Paul McCarntey

Paint it black e un attacco "firmato" da Charlie Watts

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