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Né carne né pesce: abbiate pietà dei tele morenti

Né carne né pesce: abbiate pietà dei tele morenti

04 Marzo 2021,09:04

Poi mi spieghi se avevamo bisogno di vedere i «quadri» di Achille Lauro, che non canta dal vivo ma propone allestimenti di mise, o come si dice «outfit», piume lustrini, scarponi con zeppa argentata, una lacrima sul volto disegnata da un make up artist che pare ci abbia messo sei ore, (tempo ben speso…), quell’ossessione di essere a la page quando si fa solo un recupero che non è proprio un omaggio, a David Bowie, a Renato Zero, c’è già passata Lady Gaga e ancor prima la Rettore. Matilda de Angelis e va beh che inizia Leonardo su RaiUno dove lei pare reciti, ma c’era bisogno di vederla «karaokare» con Fiorello che fa Fausto Leali e lei che simula Anna Oxa? Ci mettiamo come indispensabile la telefonata con Jovanotti o la lambada tra conduttori?

Si abbia pietà della nostra pazienza, della nostra soglia d’attenzione, tutta questa rivoluzione musicale dei giovani già Big è un pastone tra il «vorrei ma non posso» o il «posso ma poi ce la farò?». C’è questa ansiogena tensione di svecchiare e rinnovare, col risultato che metti capra e cavoli, torte e aglio nello stesso pastone e rischi di non piacere più di tanto né al pubblico dei «tele morenti» (che poi sono meno rimbambiti di altre generazioni, vittime dei social) né a quello che è altrove (sette partite contro su piattaforme e canali).

Non basta che arrivi una calciatrice, Cristiana Girelli, a esaltare il calcio femminile (ma che sensibilità), mentre Ibrahimovic, dopo il palco, rientra a Milano e sarà in collegamento (tanto abbiamo capito che più di un caratterista in un film sulla malavita balcanica non sembra in grado di fare), mettiamoci dentro anche Alex Schwarzer, il marciatore che non ha «marciato» col doping: manca niente? Occorre una riflessione e forse una pausa: niente di grave, non tutte le ciambelle riescono col buco, e non tutti i buchi bisogna coprirli come gli improvvisi silenzi in una conversazione tra estranei.

Non patisco la nostalgia, ma patisco se mi rompo le scatole perché se ho aspettative alte e non trovo poi soddisfazione nel risultato, mi sento fuori posto, né carne né pesce: Fiorello è a suo modo ormai un’istituzione e non più un rinnovatore, mi manca il Trio sì, quello si, il sarcasmo folle di stare nel sistema ed esserne al contempo fuori, anche un po’ di testa…Detto ciò, W Sanremo!

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