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Nessuno avrebbe fatto meglio. Ma non è iniziato un nuovo Rinascimento

Nessuno avrebbe fatto meglio. Ma non è iniziato un nuovo Rinascimento

di Mauro Coruzzi

08 Marzo 2021,10:00

Zitti & Buoni!!! E’ un ordine, tanto secco quanto efficace: quasi un Dpcm, reso meno ostico dai Maneskin (con buona pace di Orietta, cui non dispiacerebbe una duettata con i “naziskin”, come li ha chiamati lei, uno sbaglio ma che ridere…) cui spetta il compito di traghettare da un polveroso passato ad un (si spera) illuminato futuro, il carrozzone Sanremo. 
Son tempi in cui nulla e nessuno può più sorprenderci, spiazzarci, figuriamoci poi se questo ruolo “scandaloso” viene ben interpretato da un gruppo di ragazzotti seminudi e truccati come delle meretrici ma che ben mostrano le fattezze virili con adeguate sottolineature degli abiti, per non dire dei travestimenti di un tale, Achille Lauro, cui sgorgano lacrime di sangue o zampilli del medesimo da rose piantate sul costato. Ma tale Madame pensava davvero di farci sbarrare gli occhi davanti al suo camuffo da sposa, della serie «sono fluida come buona parte di questa moderna messa in scena» che, con tutta l’ingenuità possibile, è definibile solo come “nuovo conformismo” con il baricentro sulla trasgressione, l’identità sessuale, il travestimento. 


FIORELLO E AMADEUS
Anche Fiorello s’è dovuto agghindare da “cornacchia nera” cingendosi il capo con corona di spine e rossetto nero, un nulla se poi ci si trastulla un po’ col sodale Amadeus, e, imparruccati entrambi, ne vien fuori una versione di «Siamo donne» che nemmeno alla Corrida li avrebbero fischiati per quanta tenerezza facevano. Dura darsi da fare quando non hai davanti nessuno (anche a casa, rispetto agli anni scorsi, non è che poi sia andata proprio benissimo…) e dura traghettare i “giovani” davanti alla tv, mentre gli adulti, ben prima di loro, ne hanno viste tante da non trovare poi ne così liberatorio ne così “moderno” questo temerario gruppone di volontari sperimentatori, cavie del «facciamo il primo Festival Covid e vediamo se troviamo il vaccino per gli ascolti»: macché, il rabbioso e rabbuiato teenager, travolto dai social che paiono dargli almeno la parvenza di essere qualcuno e contare qualcosa (un “like” su un post equivale ad un raggio di sole in una giornata grigia in cui nessuno si accorge di te…) si dilegua in misteriose stanze da chat e chi se s’è visto s’è visto e ciao. 
A proposito di visto e rivisto o stravisto, da Madonna alla Rettore, da Bowie a Zero, nulla si crea dal nulla e quindi come ci può sparigliare con un Damiano dei Maneskin che si tocca l’intimo come faceva l’allora sì temerario Jim Morrison dei Doors? Ora l’essere “fuori” o apparire tali è come avere una condivisibile identità, ma la musica leggera, anzi leggerissima, è tale quando sa di qualcosa anche quando non vedi chi è o com’è a cantarla. Colapesce Di Martino, un po’ Miami Vice dei vecchi tempi sono onesti anche senza averceli davanti in visione, Arisa spacca il cuore anche senza le unghie di 10 cm o le ex-tension, la Berti, adulata dai moderni (Fedez la vuole, tutti la cercano), è talmente spiritosa da diventare contemporanea addobbandosi come una fattucchiera in preda ad un delirio di visioni mistiche, ma l’orchestra e la voce da usignolo restano quelle che ne hanno decretato il successo nei tempi del compromesso storico, così la Vanoni, in viaggio verso i novanta (anni) non le manda certo a dire per interposta persona e chiede a Fiorello: «Ma ti piace proprio tanto cantare? Qui cantano tutti…», fino a generagli una reazione leggermente stizzita, ma lei, implacabile va giù dritta e canta come nessuna sa fare, anche se smarrisce la battuta musicale e il tempo, tanto lei può, sa come recuperare Gabbani che la segue alla tastiera, travolto dalla vita e dalla verità di una donna, lei sì davvero eversiva, ieri come oggi, l’erotismo non conosce cali di desiderio, poi lo si può anche immaginare senza doverci fare i conti con altri nel letto o fuori.
 Amadeus molla e con lui il sodale amico Rosario, entrambi traghettatori di telespettatori da un’epopea alla nuova inquilina acchiappa tutto, la “socialità” a distanza, figlia del deserto di solitudine che, come in un film catastrofico qualsiasi dove l’umano diventa umanoide, tutto sembra essere già avvenuto, il passato bruciato e non sapere quanto di ciò che eravamo sarà mai recuperabile. Fa bene cambiare, non sempre, quando lo si vuole, non quando si è costretti a farlo, ma è già tanto essere qui e vivi, anche se tramortiti: inutile dirci ora «ma l’hanno tirata troppo per le lunghe» o «la carta stampata non ha potuto pubblicare i nomi dei vincitori il giorno dopo perché non si può finire lo spettacolo alle 2 e mezza» o ancora «calciatori, modelle, sportivi vecchie glorie, disabili o malati che impietosiscono o inviati dei tg che prima raccontano le epidemie o poi presentano il concorrente in gara»; nessuno avrebbe saputo fare meglio o, peggio, il miracolo del sollievo da un Medioevo che ci è tornato addosso non c’è stato come non è iniziato un nuovo Rinascimento. 


LA LISTA
Ci resta solo la lista e ciascuno ora e come prima del diluvio virale, può fare la propria e metterla “in piazza”, con la speranza che sia sincera o molto bene architettata, secondo i “trend” del momento.
Miglior canzone:  «Musica leggerissima» Colapesce Di Martino.  Miglior testo: «Potevi fare di più». Arisa.  Voce: Orietta Berti. Look ok: La Rappresentante di Lista (ascelle in tinta col vestito). Look ooohhh: Ma guarda come sta bene Noemi dimagrita, che linea!!!
Look eeehhh?: Aiello con le piume dietro, Mahmood con la gonna a piega piatta che tanto il nero sta bene su tutto, Annalisa con i sandali alla schiava che nemmeno ci ricordavamo più che esistessero ancora, Casadilego che vicino a Francesco Renga sembrava «Cappuccetto blu» prima che il lupo l’ingioiasse, Fedez con addosso Versace (Donatella) ma la stampa del tessuto pareva uno scampolo di una collezione di quando Gianni (il fratello di Dona) era ancora vivo, Malika Ayane per la serie «Mi piaccio così» e si vedeva, Gaia che tanto una frangia o più frange non guastano mai, e buon ultima, la Coma_ Cose, taglio del capello come sfuggita ad una gang di scalpatori o direttamente discendente dallo storica “sfumata” da cortissimo a lunghissimo che Jane Fonda rese immortale quando, prima dell’aerobica, si faceva arrestare come pasionaria che si batteva contro l’invasione americana del Vietnam. Oggi, a 84 anni, è testimonial di un marchio di cosmesi che, con un siero, pare ti possa rallentare l’invecchiamento… Siero… non sierologico, lo so, ci viene in mente solo questo, in attesa del vaccino che, oltre a noi, salvi anche il Festival di Sanremo…

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