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Simona positiva al Covid, ma che festival disgraziato!

Simona  positiva al Covid, ma che festival disgraziato!

di Mauro Coruzzi

06 Marzo 2021,09:18

Ci mancava solo che Simona Ventura risultasse positiva al test per il Covid per arrivare alla finale di questo disgraziato Sanremo con un motivo di ulteriore consapevolezza di come e quanto sia difficile tenere fuori dai pensieri ciò che stiamo passando. 
La Ventura, donna di tempra cui dobbiamo il tipico intercalare «Non mollare mai!» stavolta ha dovuto e per forza lasciare, non l’ha presa bene proprio per niente e pare si sia disperata alla notizia dell’esito degli esami, anche se non ha sintomi, ma di tornare su quel palco, dopo diciotto anni, ci sperava proprio. 


L’ultima volta, come conduttrice in solitaria (come lei solo la Goggi, la Carrà e la Clerici) era nel 2004: un Festival tra i meno visti nella storia della manifestazione, direttore artistico Tony Renis, un boicottaggio delle case discografiche per via che misero insieme e esordienti e big in un’unica categoria (vince Marco Masini con «L’uomo volante»), ma che riservò più di una sorpresa con l’arrivo, nella serata finale, di un Adriano Celentano, nonostante una discussione accesa tra Renis e lui che fino all’ultimo mise in dubbio la sua presenza. Passano gli anni, 17 per esser chiari, e le cose non sono andate bene, nemmeno quest’anno, dove ci siamo come dileguati dalla tv e gli ascolti sono man mano scivolati verso il basso, come se le costrizioni per le norme anti pandemia c’abbiano fatto scattare una reazione rabbiosa e dispettosa, come se spippolare sui canali del telecomando, giusto per sfogare il più possibile la rabbia, fosse un segnale di protesta.

Ma come? Siamo in ginocchio, in attesa di un vaccino che nessuno ha ancora capito quando si farà, (non conosco nessuno che l’abbia già fatto o che sappia quando gli toccherà…) e questi dello spettacolo, in grande spolvero, in abito da sera, gioielli costosi e cachet non paragonabili a quelli che usiamo per le nostre emicranie, stanno lì, in tv, a gorgheggiare motivetti per lo più nemmeno memorizzabili o comprensibili, e io dovrei starmene passivo, riverso sul divano a subire questo spreco fino alle 2 del mattino, che dopo poco ho i bimbi da portare a scuola? Ah, no, c’è la didattica a distanza, non ovunque, ma c’è un mappamondo di mezzo tra quello che accade dentro il televisore e quello che provo, questa sì che è una distanza, e realmente immensa, e il rituale che fino a ieri era come una Festa Nazionale lunga una settimana intera, oggi, stasera, potrebbe non rivelarsi come pacificatore di un Paese sull’orlo (o già pienamente dentro…) una vera crisi di nervi.

E menomale per il Festival che stasera non va in onda Maria con la sua «Posta», preventivamente lasciata in panchina perché si è pensato, come è accaduto per decenni, che era inutile andare contro Sanremo: ho la nemmeno tanto vaga idea che se invece, con un blitz, si fosse deciso il contrario, altre che le lacrime (finte) e sangue di Achille Lauro, ci sarebbe stata una carneficina in Riviera, quella dei Fiori, più crisantemi che gerani…
 

© Riproduzione riservata

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