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Il racconto della domenica

Incontri nella nebbia

Incontri  nella nebbia

di Monica Borettini

06 Dicembre 2021,09:02

Fermare il tempo - qualche volta dovrebbe capitare - e quegli attimi sospesi acquisterebbero un valore ben difficilmente scalfibile. Si ottiene una tregua dal mondo caotico che mina seppure per poco, un presente sempre più macchinoso, zeppo di fastidi. O almeno così mi piace pensare.

Sabato pomeriggio 31 ottobre, la nebbiolina della bassa fa la sua comparsa. Giornata ideale per una visita al cimitero di Brescello dove riposano i miei nonni. Non ci vado spesso ma quando mi trovo a contatto con la sacralità di quel luogo mi ritrovo bambina.

I colori sono gli stessi, l'aria umida non è cambiata. Tutto sembra cristallizzato in un tempo antico, d'oro spento. Non bado alle persone, non riconosco nessuno. I miei anni a Brescello si contano sulla punta delle dita di una mano. E' il Po che vive in me col suo fluire, gli argini, i pioppi musicali. Decido di concedermi anche una sosta in paese. Da una macera di tempo non lo faccio. Sempre di corsa, si insegue una vita che lascia poco spazio alle fantasie. Mi fermo in piazza Mingori a guardare il grande carroarmato di fianco al museo di Don Camillo e Peppone: è un corpo nudo. Spogliato dalle sue funzioni primarie, suscita una quasi ilarità pensando che non è quello del film.

Prendo un caffè servito da un cameriere con gli occhi a mandorla nel bar della piazza, di fronte alla chiesa. Avanza festosa una treccia di note dal campanile e mi lascio rapire da quei suoni, quando vedo venire verso di me una vecchia signora claudicante, aiutata da un bastone. E' avvolta in una mantella di cachemire color brandy.

«Chi sei?» Mi apostrofa. Guardo il suo viso ancora bello: ricorda una sorta di connubio tra la Volpina di Amarcord e le sorelle Gabor per il nasino ben cesellato. «Monica», le rispondo, tendendole la mano. «Negli anni 50 mia nonna possedeva questo bar».

«Tua nonna era l'Angelina dunque! Sono Oneglia, eravamo amiche!».

Ma quanti anni può avere? È pur vero che mia nonna è volata via ancora giovane, ma sono passati più di 40 anni e Oneglia è ancora qui, bella ed elegante, un po' acciaccata forse, ma invidiabile nei suoi ultra novantanni! «Posso sedermi?».
Ha voglia di parlare Oneglia dagli occhi limpidi che sprizzano iridescenze verde bosco, allora ricordo. Entravo spesso nel suo negozio di porcellane e giocattoli a farmi comprare le bambole. «Lo vedi?» indicando il negozio poco lontano. «Ora le mie nipoti hanno cambiato articoli, vendono abiti da quattro soldi fabbricati con tessuti in plastica, orrendi... Eppure le ragazzine ne vanno matte!».
E ride, e rido anch'io poi ricordiamo la nonna. Erano grandi amiche nonostante la differenza di età. Mi parla delle lunghe partite a carte negli anni più recenti, quando il bar era stato ceduto. Accenna del suo periodo a Roma. Durante le riprese dell'ultimo film di Don Camillo Oneglia era stata arruolata come comparsa per una festa da ballo. La nonna con un po' di invidia mi aveva confidato che un attore si era invaghito di lei e l'aveva portata via da Brescello. Dopotutto Oneglia era single e lui era bello. Gentile e amabile nei modi, proprio come lei. Formavano una coppia magnifica. Poi non ne avevo più avuto notizia. Morti i miei nonni niente più mi legava a quel paese così strano, avvolto in una atmosfera filmica i cui abitanti vivevano di luce riflessa e di pettegolezzi. Mi racconta: «Sono tornata a Brescello da quando lui non c'è più. E' stata una bellissima storia d'amore», dice, e i suoi occhi si illuminano di una lacrima che le riga le guance. «Che potevo fare a Roma senza di lui? Io appartengo a queste nebbie, a questi colori morbidi che tingono le case e mi parlano della mia infanzia, dei miei genitori, di tua nonna con cui abbiamo condiviso ben più di un segreto».
«Quali segreti?». Oneglia è uscita di scena, lasciandomi interrogante.
Due infermiere vestite di bianco sono venute a prenderla. «Ci scusi, ma la signora Carmen non dovrebbe uscire sola. Ha eluso la portineria perché eravamo impegnate con un'ospite che ha avuto un problema». «Carmen?» Ripeto stupita. «Ma questa signora si chiama Oneglia».
«Oh no, Oneglia è morta da 10 anni. Carmen dice a tutti di essere la signora con cui ha condiviso la stanza nella nostra casa di riposo. Stranezze della vecchiaia», aggiunge, strizzandomi l'occhio!

«Non si preoccupi, mi ha fatto piacere!».

Resto ancora un poco a rimirare un paesaggio che trasuda una lontana fierezza. Anche Carmen, Oneglia, mia nonna Angelina sono parte di questo.

© Riproduzione riservata

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