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MOSTRA

Parma vista con gli occhi degli Amoretti

Tre generazioni di fotografi raccontano luoghi e fatti: immagini tra gli anni Venti e gli anni Sessanta

Parma vista con gli occhi degli Amoretti

03 Gennaio 2022,09:01

Cinquanta fotografie per raccontare Parma com’era attraverso la voce di tre generazioni di fotografi parmigiani, gli Amoretti. La mostra è visibile (fino all’8 gennaio) alla Galleria Bianca del Cubo Contenitore creativo e Loppis, e raccoglie con il titolo «Una città. Fotografie dall’archivio Amoretti», immagini comprese tra gli anni venti e gli anni sessanta; sguardi su borghi, persone, sport, eventi, cibo, arte in un percorso che va delineandosi come un’immersione rabdomantica all’interno di una collezione che oltrepassa i confini cittadini per attestarsi tra gli archivi più significativi del Novecento italiano.
Emerge non solo una «storia» in cui alcuni potranno ritrovarsi, bensì un desiderio concreto di riscoperta, di rilettura di atmosfere passate, di un mondo cambiato ma che rappresenta le radici del presente.


Le fotografie sono esposte non seguendo un ordine cronologico né tematico; si offrono in un rimescolamento caotico che restituisce una nebulosa in scala di grigi, un racconto in cui perdere le coordinate spazio temporali. Alla base una storia che ha inizio nei primi anni del Novecento; Armando (padre di Mario e Giovanni) all’età di tredici anni affianca il fotografo Ettore Pesci, un impegno grazie al quale inizia a riflettere sulle azioni della fotografia: ripresa, stampa, ritocco. Un lavoro di bottega che aveva i suoi segreti da custodire. Collaborazione che terminerà nel 1916 con la partenza per il fronte. Tornato in Italia, Armando lavora qualche mese al fianco del fotografo Marcello Pisseri ma sarà solo una breve parentesi prima della collaborazione con lo studio Vaghi.

Nel 1922 fu proprio il giovane Amoretti a chiedere di essere inviato nell’Oltretorrente, dove lui abitava, a documentare un momento di resistenza, l’ultimo prima dell’incubo. Nasce così il racconto delle barricate di Parma, ventiquattro scatti che narrano un’attesa nel possibile luogo dello scontro. È il primo importante evento ad essere testimoniato dalla famiglia Amoretti, un’attenzione alla città che giungerà fino agli anni novanta.

La collaborazione tra Armando e lo studio Vaghi proseguirà fino al 1938 anno in cui decise di aprire un proprio spazio e dar vita allo Studio Fotografico Amoretti. Fin dal primo anno di apertura Armando fu affiancato dal figlio Mario e a partire dagli anni Cinquanta dal secondogenito Giovanni, tuttora memoria storica dell’archivio di famiglia. Un’attività intensa e diversificata, collaborazioni con aziende del territorio, Università, Parma calcio, rugby, ma anche ritrattistica, matrimoni e naturalmente la quotidiana attenzione ai cambiamenti urbani e alla morfologia di una città in fermento e trasformazione. S.Pr.

© Riproduzione riservata

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