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Fausto Taiten Guareschi: Zen e natura, viaggio alla scoperta degli elementi

In «Fatti d'acqua» l'abate del monastero di Fudenji educa a un nuovo sguardo sulla realtà

Fausto Taiten Guareschi Zen e natura, viaggio alla scoperta degli elementi

di Egidio Bandini

06 Gennaio 2022,09:44

Si intitola «Fatti d’acqua» (Casa dei libri editore; 176 pagine 16 euro), il nuovo libro dell’abate emerito di Fudenji Fausto Taiten Guareschi: un volume che va a completare la quadrilogia di opere dedicate dal maestro zen agli elementi.
Dopo «Fatti di terra», «Fatti di nebbia» e «Fatti di fuoco», ecco l’ultimo elemento oggetto dell’analisi dell’abate emerito: l’acqua, considerata sotto vari aspetti, come sottolinea nella prefazione Tiziana Verde: «L’acqua vi è richiamata come rugiada, pioggia, fiume, mare. Le stesse pagine hanno un andamento liquidi, che ora affiora, ora è sommerso e in cui, come nei precedenti volumi, l’identità del narratore si frantuma in rivoli ed eteronimi, alternando la riflessione filosofica, al racconto autobiografico».
Fondatore nel 1984 del tempio zen Fudenji, a Bargone di Salsomaggiore, Taiten Guareschi è oggi direttore e professore del seminario teologico e catechistico del tempio e ne è abate emerito, dopo che gli è succeduta Marosa Myoko Agnoli.
Nel nuovo volume, oltre al fattivo contributo di Filippo Attendendo, pseudonimo del coautore, non poteva mancare un ricordo dell’omonimo, per quanto non parente, Giovannino, cui spesso l’abate Guareschi ricorre.
«Con pochi tratti di penna e con stile l’artista artigiano – scrive Taiten – scolpisce un’intera realtà secondo la molteplicità dei suoi fattori e insieme alla sua inespressa prepotenza».
L’autore fa riferimento a un’autocaricatura di Giovannino, che si ritrae in riva al fiume mentre guarda la luna, seguito dal suo cagnolino che, però, si gira a guardare l’osservatore.
«Il cagnino gira la testa, sembra distratto da una presenza ulteriore – scrive ancora Taiten Guareschi – una presenza invisibile, indesignabile, ma che pare riguardare tutta la scena, riguardarci tutti sempre e comunque».
Una vignetta che Fausto Guareschi vede per la prima volta 50 anni fa e gli si imprime nella memoria, al punto che, conclude: «È trascorso mezzo secolo, il cagnino di Giovannino Guareschi ha solo infittito il suo sguardo». Uno sguardo che, leggendo «Fatti d’acqua», possiamo «infittire» anche noi, sulla realtà di Fudenji, il luogo che lo stesso abate emerito ha definito «Il tempio dell’altrove nell’altrove del tempo»…

© Riproduzione riservata

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