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Fornasetti, il teatro del mondo fra genialità e passione

E le foto di Inge Morath al Museo Diocesano di Milano

di Stefania Provinciali -

21 giugno 2020, 12:33

Fornasetti, il teatro del mondo  fra genialità e passione

Il percorso espositivo si snoda all’interno della Pilotta come un “teatro del mondo” tra la forza assoluta delle architetture ed un’anima contemporanea. Avvicina in una dimensione illusionistica ed onirica architettura, musica, disegno, grafica, collezionismo, oggetto quotidiano, nella sintesi visiva di quanto l’estetica di un passato lontano e di un passato più vicino a noi possano incontrarsi fino a comprendere il presente. «Ogni vera storia è sempre storia contemporanea» scrive Benedetto Croce nella sua «Teoria e storia della storiografia, 1912/13», parole quanto mai necessarie per comprendere ed intraprendere il percorso della mostra «Fornasetti. Theatrum Mundi», visibile in Pilotta fino al 14 febbraio 2021, realizzata con la curatela di Barnaba Fornasetti, direttore artistico dell’Atelier milanese, di Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e presidente dell’associazione Fornasetti Cult, e del direttore del Complesso Monumentale della Pilotta, Simone Verde. L’approccio si rivela immediato, emotivo, emozionante, davanti all’incanto di un Teatro Farnese allestito con un folto popolo di spettatori di porcellana che guarda il visitatore; 600 piatti tutti diversi provenienti dall’archivio storico dell’azienda, raffiguranti in infinite variazioni, il volto iconico della cantante lirica Lina Cavalieri che colpi l’immaginario di Piero Fornasetti, mentre sul palcoscenico in un video sfilano i temi più ricorrenti dell’atelier, divenuti vere e proprie icone nel tempo. 

Alle origini una formazione artistica e una sete di «sapere» che aveva spinto Piero Fornasetti ad andare ben oltre gli insegnamenti accademici - fu cacciato da Brera e neppure la Scuola delle Arti Applicate del Castello Sforzesco gli diede soddisfazione - in un personale, perenne viaggio nel campo delle arti e delle scienze. Eclettico quanto basta per accostare immagini surreali ad oggetti del reale di un comune quotidiano, con la sua creatività seppe trasfigurare lo spazio, reinventare il tempo e dar vita ad un linguaggio visivo unico e immediatamente riconoscibile che coinvolge ogni aspetto della vita, attuale ancor oggi. Moderno nel senso più ampio del termine per quell’ironico ma ineccepibile uso del vocabolario classico, per aver sollecitato l’immaginario con quei pezzi in serie che furono per lui una vera e propria dichiarazione di principio, come Tema e Variazione, che nasce sull’idea di fondo di una personale passione, per la collezione di oggetti e motivi ornamentali. Decisivo l’incontro negli anni quaranta con Gio Ponti, che lo spinse a sviluppare la sua intuizione ovvero l’idea di produrre oggetti d’uso arricchiti da una decorazione che avrebbe portato l’arte nelle case di tutti. Una decorazione che è «cibo per l’anima» come la definisce Barnaba Fornasetti ma anche «voce» artistica portatrice di un rinnovato interesse nell’ambito delle arti. 
Sono le idee che prendono «forma» in questo “Theatrum” le cui origini stanno nel suo significato cinquecentesco che declina, nell’infinita varietà del mondo, l’enciclopedica unitarietà del sapere a cui aspirava il classicismo e di cui Piero ha colto l’essenza traducendola in una chiave ludica quanto mai contemporanea. Il percorso espositivo si articola in nuclei legati ai principali temi della sua opera, disseminando tra le collezioni della Pilotta, «pezzi» usciti in gran numero dall’Atelier: c’è tutto il lavoro di Piero e Barnaba Fornasetti aperto a letture  universali e personali. 


La prima donna
 di Magnum Photos 

Fino al 1° novembre 2020, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita una retrospettiva dedicata alla fotografa austriaca Inge Morath (Graz, 1923 – New York, 2002), la prima donna a essere accolta nell’agenzia Magnum Photos. Attraverso 150 immagini e documenti originali, l’esposizione, curata da Brigitte Blüml – Kaindl, Kurt Kaindl, e Marco Minuz, prodotta da Suazes, Fotohof e Magnum Photos, ripercorre il cammino umano e professionale della fotografa, dagli esordi al fianco di Ernst Haas ed Henri Cartier-Bresson fino alla collaborazione con prestigiose riviste quali LIFE, Paris Match, Vogue, attraverso i suoi principali reportage di viaggio, che preparava con cura maniacale, studiando la lingua, le tradizioni e la cultura di ogni paese dove si recava. Le immagini di Inge Morath riflettono, infatti, le sue più intime necessità, ma al contempo sono come pagine del suo diario di vita: “La fotografia è essenzialmente una questione personale: la ricerca di una verità interiore”, scriveva. Una chiave di lettura del percorso espositivo che presenta alcuni dei reportage più famosi, come quello realizzato a Venezia nel 1953, con immagini colte in luoghi meno frequentati e nei quartieri popolari della città lagunare, che sposano la tradizione fotografica dell’agenzia Magnum di ritrarre persone nella loro quotidianità e dove alcune ambientazioni surreali e composizioni fortemente grafiche sono un esplicito riferimento al lavoro del suo primo mentore Henri Cartier-Bresson. Non poteva mancare, in questo ideale giro del mondo in immagini, una sezione dedicata a Parigi, uno dei ‘luoghi del cuore’ di Inge. Essendo la più giovane fotografa dell’Agenzia, nella capitale francese le venivano affidati lavori minori come sfilate di moda, aste d’arte o feste locali; tuttavia, in queste foto emerge chiaramente il suo interesse per gli aspetti bizzarri della vita quotidiana. Uno spazio è dato poi al ritratto, tema che l’ha sempre accompagnata. Da un lato Inge era attratta da personaggi celebri, quali Igor Stravinsky, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Audrey Hepburn, dall’altro dalle persone semplici incontrate durante i suoi viaggi. In entrambi i casi il suo interesse era sempre rivolto all’essere umano in quanto tale, in linea con uno stile che affonda le radici negli ideali umanistici del secondo dopoguerra e nella fotografia del ‘momento decisivo’, così come l’aveva definita Henri Cartier-Bresson. Ogni suo ritratto si basava, infatti, su un rapporto intenso o anche su una conoscenza profonda della persona immortalata. Tra gli scatti più iconici, spicca la fotografia di Marilyn Monroe che esegue dei passi di danza all’ombra di un albero, realizzata sul set del film “Gli spostati” del 1960, lo stesso dove Inge conobbe il marito Arthur Miller, all’epoca sposato con l’attrice americana. Una sezione propone, inoltre, la serie di curiosi ritratti ‘mascherati’ nati dalla collaborazione con il disegnatore Saul Steinberg.