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Il Parmigiano P54: grafico e pittore che espone a New York

di Tommaso Villani -

09 settembre 2021, 17:51

Il Parmigiano P54: grafico e pittore che espone a New York

Francesco Barberini è un artista figurativo e grafico parmigiano. Al nome anagrafico preferisce la sigla P54, mentre gli amici e i colleghi lo chiamano semplicemente Frank.

Cosa significa per te parlare di arte?

L'arte mi appassiona, è un modo di evadere dalla vita reale, da questo mondo per entrare completamente in un altro dove tutto è possibile perché quello che immagini si può trasferire su un supporto: che sia tela, foglio di carta o qualsiasi altro medium non importa. Solo così riesci a creare infiniti mondi di possibilità: la fantasia galoppa e inventi personaggi ogni volta diversi, calati in ambientazioni uniche, realizzate secondo l’estro del momento e le tue abilità tecniche. Alla base della mia produzione pittorica è imprescindibile la pratica quotidiana del disegno: l’ho iniziata da piccolo e la esercito alla sera e nel tempo libero perché mi rilassa e mi dà serenità. Alla mia età non penso diventerò una celebrità, il “nuovo Van Gogh” del terzo millennio. Non dipingo per arrivare alla notorietà ma perché è un bisogno fisiologico, ed una passione irrefrenabile, che tal volta mi consente di ottenere un profitto extra e soddisfazioni personali.

Quali sono i tuoi principali riferimenti pittorici?

Klimt, Schiele, Magritte, Bacon e Caravaggio sono i pittori che mi hanno influenzato maggiormente in passato. Negli ultimi anni, seguo artisti definiti Pop Surrealisti e il movimento contemporaneo del Lowbrow: entrambi uniscono le tecniche pittoriche realistiche al surreale. I miei quadri mirano sempre a raccontare qualcosa, attraverso l'atmosfera e l'ambientazione.

Grafico, disegnatore e pittore, soprattutto genitore. Come conciliare questi aspetti?

Il primo obiettivo è quello di essere un ottimo genitore: come padre mi dedico completamente a mia figlia con cui trascorro interamente il mio tempo libero. Trovo enorme soddisfazione ad avere introdotto la mia piccolina all’arte e con lei ho una vita sociale che coinvolge i miei numerosi amici. E’ bello condividere la passione artistica con mia figlia. Tento quotidianamente di conciliare vita famigliare, professione e pittura, ad esempio evitando tecniche pittoriche come quella ad olio, che rispetto al disegno e all’uso di acquerelli ha tempi tecnici ben superiori.

L’apice della tua carriera di pittore nel 2017

Durante il peggior momento professionale di grafico in una azienda  che stava fallendo, ho raggiunto l’apice a livello di vendite e acclamazione nel mondo figurativo. Era il 2017 e in quel periodo mi sono trovato con le ore di lavoro dimezzate: non rimaneva altro che dipingere e così ho fatto. In quella situazione sono giunto alla conclusione che se avessi avuto la possibilità economica di non dover lavorare quotidianamente come grafico, per sostenermi, probabilmente sarei riuscito a fare della passione pittorica un primo lavoro. Ho trasformato un periodo difficile in una opportunità, ed in pochi mesi ho potuto realizzare una mostra personale intitolata “Hidden” alla Nero Gallery di Roma e due esposizioni a New York (la più importante si chiamava Destinesia). Tuttora sono le principali mostre a cui abbia mai partecipato, e soprattutto senza essermi proposto, ma venendo contattato direttamente dagli organizzatori. Le gallerie mi hanno contattato via social.

I Social Media sostengono la tua attività incrementando pubblico e vendite?

Certamente sì. Ricordo di aver pubblicato sul mio profilo Instagram, immagini di dipinti surrealisti, corredati di hastag accattivanti. In poco tempo mi ha seguito un’importante rivista australiana la Beautiful and Bizarre Magazine, la quale ha condiviso le mie foto, regalandomi una visibilità pazzesca: 500 nuovi followers conseguiti in 5 minuti. E facilitandomi nella creazione di nuovi contatti con galleristi e appassionati.

Che tecnica prediligi?

L’olio è la mia tecnica elettiva che eseguo su tela. Contemporaneamente porto avanti il disegno a matita su carta, e tal volta su tela. In genere adopero l’acquerello per i fondi.

Prossimi progetti?

Al momento non ho organizzato mostre ma continuo a lavorare quotidianamente alle idee che affiorano in testa e che annoto sul mio sketch book. Sono un “lavoratore”, produco tanti elaborati pittorici e disegni, ma non brillo per attitudine a vendermi. Spesso mi si presentano occasioni commerciali interessanti ma non sempre so promuovermi con profitto.

Come ti vedi tra dieci anni?

Mi vedo più sereno in una casa diversa dall’attuale, dotata di uno spazio da adibire a studio. Sarei molto felice se mia figlia continuasse a disegnare e a dipingere per poter lavorare con lei, dipingendo a quattro mani.