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Mirò: alla Magnani Rocca risplende «Il colore dei sogni»

Da sabato in contemporanea,  fino  al 12 dicembre,  la grande  mostra dedicata all'artista catalano  e quella  su  Pasolini e i fotogrammi di pittura
 

 

di Stefania Provinciali -

09 settembre 2021, 12:44

Mirò: alla Magnani Rocca risplende «Il colore dei sogni»

La Fondazione Magnani-Rocca presenta per l’appuntamento d’autunno due mostre in contemporanea. Da sabato  fino al 12 dicembre nella Villa dei Capolavori, a Mamiano di Traversetolo, si potrà scoprire «Il colore dei sogni» la mostra dedicata a Miró (Barcellona 1893 - Palma di Maiorca 1983), realizzata in collaborazione con Fundación MAPFRE di Madrid, che attraverso cinquanta opere datate fra gli anni Trenta e gli anni Settanta, per la gran parte a olio su tela, propone un percorso dentro la sfida continua operata dall’artista nei confronti della pittura tradizionale.
«Fotogrammi di pittura» è invece un focus, a pochi mesi dal centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922 a Bologna) che mette in luce l’apertura del poeta-regista al dialogo fra letteratura, cinema, arti figurative. Due mostre che guidano nell’immaginario di due autori dalla forte personalità ed apertura verso le arti, dalla musica alla letteratura, come per Luigi Magnani, il fine collezionista che fece della Villa di Mamiano un luogo d’arte e di scambi culturali. 


«…piccolo, tarchiato, che non dimostrava i suoi sessant’anni…Il suo viso rotondo e robusto, con lisci capelli grigi e gli occhi molto vivaci e intelligenti, ispirava fiducia». Descrive così l’artista catalano Walter Erben, in un testo tratto da Joan Miró (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 1959). Un’immagine tanto realistica quanto lontana dal suo fare pittura. Lo stesso André Breton, fondatore del Surrealismo, lo definì “il più surrealista di noi tutti”. Eppure Miró non fu eccentrico come altri, tanto che al primo sguardo non sembrava possibile che l’autore di dipinti così ricchi di immagini conducesse un’esistenza tanto borghese. L’esempio di Paul Klee aveva però mostrato che una condotta ordinata della vita esteriore non era in contrasto con la ricchezza e l’ampiezza delle visioni artistiche. Forse quando urgono continuamente le immagini, i sogni e le visioni dell’anima, un tale contrasto è necessario. Ecco allora comparire per incanto davanti a quelle cinquanta opere l’uomo e la sua arte, che va oltre il figurativo e l’astratto perché rappresenta la realtà, ma ridotta a forme primarie e trasfigurata attraverso i sogni, giungendo a dare vita a un nuovo universo ricco di poesia, pulsante nella mente, a livello conscio e inconscio, prima che sulla tela. Un linguaggio pittorico in cui i colori acquistano un significato espressivo assoluto come mai prima di allora partecipando alla resa grafica della materia e rafforzandone l’impatto visivo. 


Una sorta di “anti-pittura” che per Miró rappresenta una ribellione contro uno stato della mente oltre che contro le tecniche tradizionali; una reazione che si dispiega lungo tutto il periodo che va dal 1923-1924 fino ai dipinti-collage del 1933, e che il curatore della mostra, Stefano Roffi, direttore scientifico della Magnani-Rocca, delinea nel suo saggio dal titolo quanto mai allusivo «Assassinio della pittura» nella sfida continua operata dall’artista nei confronti di quel «fare» tradizionale, nell’idea che la pittura dovesse essere un getto continuo scaturito da una profonda esplosione creativa, pur garantendo alle proprie forme una dirompente integrità individuale malgrado le metamorfosi subite. Particolarmente documentati in mostra sono gli ultimi decenni di attività di Miró, con tele di grande formato e poetica bellezza come Personnage et oiseaux devant le soleil e Personnage devant la lune, e i temi ricorrenti che reinventa con frequenza, con l’uso costante di simboli come le stelle, gli uccelli o la donna, e le fantasiose rappresentazioni di teste, nello stesso tempo sottolineando influenze così diverse come la tradizione popolare, la calligrafia asiatica o i graffiti urbani. 


Il percorso espositivo dà poi spazio alla strepitosa attività di illustratore con il libro d’artista composto da testi poetici di Tristan Tzara Parler seul (1950) e settantadue tavole a colori, esposte in grandi teche. La mostra è realizzata grazie al contributo di: Fondazione Cariparma, Crédit agricole italia. Media partner: Gazzetta di Parma. La mostra «Miró. Il colore dei sogni» è aperta al pubblico da sabato 11 settembre al 12 dicembre 2021. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19.


  Il catalogo della mostra (Silvana editoriale) presenta saggi di studiosi spagnoli, tedeschi e italiani fra cui quelli dedicati al rapporto fra Miró e la musica, e fra Miró e l’Italia, sono a firma di Joan Punyet Miró, nipote dell’artista; il saggio del curatore; una particolare intervista che Miró rilasciò a Walter Erben nel 1959 ed una approfondita indagine di Mauro Carrera su Mirò nella veste di illustratore.
E’ in vendita da sabato prossimo, 11 settembre, con la Gazzetta di Parma, a 16 euro più il prezzo del quotidiano.