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C'ERA UNA VOLTA

Calciobalilla: quelle sfide magiche

09 maggio 2019, 18:07

Calciobalilla: quelle sfide magiche

 

Regola numero uno: non si rulla. 
Regola numero due: non si fanno i ganci in attacco.
Regola numero tre: tieni, appoggia queste dieci lire per bloccare il meccanismo che tira fuori le palline, così scivolano e si continua a giocare. Poi, una volta inserita la moneta da 50 lire nella fessura, il tirante a molla si sblocca e… «frrrrann» le dieci palline bianche scendono e si fermano appena fuori dalla buca. Si prende la prima, un tocco sulla sponda al centro (più scaramantico che altro) e via, la
palla viene lanciata al centro campo (o lì vicino) e comincia la sfida.
Intorno al biliardino c’era sempre troppa gente. Tutti che volevano mettere le mani sulle otto manopole di plastica.
Attorno a quel campo si è litigato, discusso, fatto amicizia, si sono rovinati fidanzamenti, mostrato la propria abilità cercando di fare colpo su quella ragazzina abbronzata che si cerca di conquistare dall’inizio dell’estate.
Si è vinto (e perso) gelati, birre, pizze, caffè, figurine e qualsiasi altra cosa si potesse mettere in palio. Soldi quasi mai. Quando si parla di biliardino (o calciobalilla, o calcetto), i ricordi vanno
naturalmente a ritroso nel tempo, all’infanzia, nella fattispecie ai bar, alle sale giochi, ai bagni in riviera e agli oratori dove non mancava mai, assieme a ping pong e flipper. Intere generazioni di persone sono cresciute attorno a quel campo, perché il biliardino è uno dei giochi più popolari, una sorta di istituzione del tempo libero nazionale.
A oltre ottant’anni di età, il calcio balilla ha alle spalle una storia avventurosa.  I primi modelli circolano negli anni Venti, in alcuni circoli-ritrovo a nord della Germania: li chiamano kicker, sono cassoni con campo da gioco in compensato e listarelle di legno montate su dei bastoni che, se ruotate, respingono una pallina di carta. 
Il campo ha un foro ai due estremi, è lì che bisogna fare uscire la pallina per segnare un gol. All’inizio degli anni Trenta il gioco, con qualche modifica, viene adottato subito da altri paesi europei,
finché nel 1937 lo spagnolo Alejandro Finisterre lo brevetta. Finisterre è un poeta-filosofo-ballerino nonché fiero oppositore del regime di Francisco Franco: per molti è lui il vero inventore del biliardino, gioco che nacque con uno scopo nobile. All’età di diciassette anni Finisterre viene ferito in uno scontro durante la guerra civile spagnola. Ricoverato in ospedale si accorge che la maggior
parte dei suoi compagni di corsia sono adolescenti come lui, alcuni di questi a causa delle ferite hanno subito l’amputazione degli arti inferiori, quindi impossibilitati per sempre a tirare calci a un pallone. Finisterre, appassionato di ping pong, pensa che se si poteva giocare a una sorta di mini tennis con racchette e tavolo verde, lo stesso si poteva fare con il calcio.
Con l’aiuto di un carpentiere che lavora nell’ospedale, realizza in legno sagome di calciatori che infila in lunghe aste orizzontali. Poi due aperture sui lati corti del piano di compensato che reggeva tutta la struttura, circondate da una piccola rete, proprio come quella del football vero. Una volta completata la struttura viene messa in corsia e i giovani degenti ne decretano il successo. Ma i  fini terapeutici del biliardino hanno avuto riscontri anche in Italia. La denominazione nostrana - calcio balilla - tradisce origini mussoliniane e forse non a caso che al termine della Seconda guerra mondiale il gioco viene utilizzato per la rieducazione psicomotoria dei reduci di guerra. Nel 1950 la ditta Garlando di Alessandria lancia sul mercato il primo biliardino prodotto in serie: i pezzi sono assemblati dai detenuti del carcere della città: un successo clamoroso, sono venduti 12 mila esemplari nei primi tre anni di produzione. Tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, prima dell’avvento dell’elettronica applicata ai passatempi, il biliardino conosce il suo periodo d’oro. 
Ovunque si organizzano partite, raduni, tornei. Negli anni il suo appeal va via via scemando, e oggi c’è persino qualche sindaco (al Nord come al Sud) che si permette di vietarne il gioco nelle ore notturne perché «troppo chiassoso», la motivazione ufficiale. Come se intorno ai 22 “omini” rossi e blu ci fosse un tifo come quello di uno stadio o la ressa all’ingresso di una discoteca. Ma così è.
Giocare a biliardino, al profano, può sembrare facile; ma in realtà chi ha provato almeno una volta a disputare una partita “seria” sa perfettamente che non è così. La sua complessità si evince in maniera lampante quando si è in difesa e si cerca il piazzamento; quando si gioca con la mediana e si cerca di non farsi passare, e quando – in attacco – si prova a tagliare il tiro.
Poi entra in ballo anche la componente fisica, necessaria per avere potenza, velocita` e resistenza; e quella emotiva, quando c’è una posta in palio, qualsiasi essa sia. Tutti aspetti che pongono il biliardino
a meta` strada tra uno sport e il gioco di azzardo. Una partita è capace di stroncarvi definitivamente dopo una dura di studio o di lavoro. Di lavoro, sì, perché la passione non invecchia mai.
I decenni sono trascorsi, nei bar e nelle sale giochi i pulsanti di videogame e videopoker hanno soppiantato le manopole con le sagome rosse e blu, eppure con gli anni il calcio balilla s’è fatto serio, tanto che considerarlo un passatempo è un po’ limitativo, visto che oggi esistono la bellezza di due federazioni, la Fibil (Federazione italiana biliardino) e la Fibc (Federazione italiana biliardino-calciobalilla).
Insomma, qui si ride, ci si diverte, ma non si scherza.

ANCHE I VIP SI METTONO IN GIOCO

La «location» era il circolo Arci San Niccolò di Firenze, l'occasione una iniziativa organizzata per sensibilizzare i cittadini sui rischi del gioco d'azzardo. 
E la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, si è messa in gioco disputanto una partita di calcio balilla. Una esibizione grintosa e volitiva, anche se, magari, poco «tecnica». 
 Dopo l'incontro, la Boldrini ha sponsorizzato i «giochi puliti». Suo compagno di squadra è stato don Armando Zappolini, parroco a Perignano (Pisa) che porta avanti l'iniziativa contro il gioco d'azzardo. Contro di loro si sono schierati l'assessore regionale Salvatore Allocca e quello comunale fiorentino Caterina Biti. 
La squadra del presidente della Camera ha perso 3-2: «Ho perso ma abbiamo vinto tutti», ha scherzato Laura Boldrini. 
Non tanto tempo prima era stato Gianni Alemanno, allora sindaco di Roma, a cimentarsi con il calcio balilla a Campo dei Fiori, nell'ambito dell'operazione «Notte sana», ovvero passatempi genuini contrapposti agli eccessi della movida. 
Ma sono tanti i vip che si concedono volentieri qualche minuto di divertimento e relax con il biliardino. 
Alcuni esempi: Antonio Di Pietro, Oliviero Diliberto, Clemente Mimun e anche (chi l'avrebbe detto?) la cancelliera tedesca Angela Merkel.

IL FUORICLASSE "RICO"

Anche il calcio balilla ha il suo fuoriclasse. E' Frédéric «Rico» Collignon, classe 1975, giocatore professionista e pluricampione mondiale. Il belga è unanimemente considerato il migliore al mondo.

IN CAMPO ANCHE LA NAZIONALE

Esiste una vera e propria Federazione italiana di calcio balilla, che durante la stagione agonistica convoca le rappresentative azzurre per i tornei internazionali. Quattro le categorie federali: Uomini, Donne, Veterani e Juniores.

BARBIE E IL CALCIO

Chi l’ha detto che alle ragazze non piace giocare a calcio? Barbie dà un calcio ai pregiudizi con questo curioso calcio balilla. Creata dalla designer francese Chloe Rucho, l’opera si chiama «Barbie Foot».