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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Meret, i calabroni e il robottino verde

di Anna Maria Dadomo -

18 agosto 2019, 10:50

Meret, i calabroni e il robottino verde

«Mamma, questa notte ho fatto un sogno dove c’erano le api, i calabroni e un robottino verde. Vuoi che te lo racconti?» «Sì. M’incuriosisce sapere cosa c’entri un piccolo robot con le api e i calabroni. Intanto bevi il latte caldo con il miele, ho sentito che hai ancora la tosse». «Ti ricordi quando ieri sera il babbo si lamentava perché i calabroni giravano intorno alle arnie e catturavano le api per mangiarle?».  «Certo. Mi fai ricordare che devo preparare lo sciroppo di miele e acqua e tagliare una bottiglia di plastica per la trappola». «Una trappola per i calabroni?». «La trappola funziona così: la parte superiore viene rovesciata come un imbuto e inserita nel recipiente costituito dalla parte inferiore della bottiglia. Si versa lo sciroppo, quindi si mette il recipiente per terra in prossimità delle arnie, oppure sul tetto. Le vespe e i calabroni sono molto ghiotti di questo sciroppo, attirati dall’odore forte del miele arrivano e una volta entrati annegano nel recipiente perché non possono più uscire... Ma dimmi del tuo sogno».  «Nel sogno ero vicino all’arnia gialla, avevo la maschera e i guanti lunghi: il babbo mi aveva incaricata di non muovermi da lì, di stare attenta, e quando si avvicinava un calabrone dovevo schiacciarlo tra le mani. Mi sono seduta sul vecchio tronco ad aspettare e intanto guardavo le api che arrivavano cariche di polline e si infilavano dentro. Poi è arrivato il calabrone rosso, che si avvicinava all’arnia con giri sempre più lenti, più lenti – io sempre ferma –, e quando è stato vicino mi sono alzata di scatto e ho cercato di prenderlo, ma lui è stato più svelto di me ed è volato via con una povera ape. Dopo un po’ ne è arrivato un altro e un altro ancora e sempre se ne volavano via con le api. Io non riuscivo mai a catturarli, ero triste stavo per mettermi a piangere quando ho visto un lampo e il calabrone che cadeva a terra. Un altro lampo e un altro calabrone che cadeva. Ho guardato nella direzione da dove arrivavano i lampi di luce e sotto il pino c’era un robottino verde con due piccoli occhietti gialli e due lunghe antenne. Il robottino stava molto attento. Girava la testa di qui e di là, e non appena compariva un calabrone sparava quel lampo di luce con una piccola pistola a laser (sai, quella dei transformers) che teneva in mano. Ero così contenta che volevo andare a dirglielo e a ringraziarlo, ma mi sono svegliata. Ho chiuso subito gli occhi per continuare il sogno, ma non ci sono riuscita». «È bello il sogno che hai fatto, Meret. Mi piace questo misterioso robottino venuto da chissà dove a difendere le api dai calabroni, insetti feroci ingordi insidiosi, che non combinano niente di buono, vivono di rapina e minacciano seriamente la vita delle api. Sarebbe certo più efficace della mia trappola: lo sciroppo va rinnovato continuamente. Bravo, robottino». Meret stette un po’ in silenzio, e finì di bere il latte. «Magari questa notte lo sogno ancora. Che bello, eh mamma, se fosse vero?».