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Via della Salute: i colori della storia, da Luisa Maria alle 'barricate'

di Giancarlo Gonizzi -

09 settembre 2019, 10:31

Via della Salute: i colori della storia, da Luisa Maria alle 'barricate'

«La nuova strada si chiamerà via della Salute» Così il 2 dicembre 1855 Luisa Maria di Berry (1819-1864), duchessa degli Stati Parmensi, decretava l’apertura di una strada le cui abitazioni affiancate avrebbero per lungo tempo costituito un raro esempio di tipologia edilizia.
La Duchessa, che non aveva visto di buon occhio la politica militarista e poliziesca del defunto marito, Carlo III, il quale aveva tentato di soffocare con le armi (austriache) le aspirazioni risorgimentali tese all’unità d’Italia, intraprese una serie di iniziative volte ad ingraziarsi il favore della popolazione e ad innescare attività produttive a vantaggio dei ceti cittadini meno abbienti. L’operazione di via della Salute, oltre che un importante fatto urbanistico ed una «provvidenza» economica per i più poveri, cronicamente alla ricerca di sostentamento nel periodo invernale, si proponeva anche la creazione di una Cassa di Risparmi Parmense, ormai indispensabile per ridurre l’usura allora dominante, incrementare il piccolo risparmio, erogare la beneficenza ai più bisognosi e favorire il credito e lo sviluppo economico.
L’idea di una Cassa di Risparmio a Parma, già avanzata nel 1828 e ancora nel 1852, venne ripresa nel 1857 su ispirazione di Giuseppe Osenga (1816-1872), dal Ministro delle Finanze del Ducato, Antonio Lombardini (1794-1869), autore dell’alchimia finanziaria che vedeva unite la creazione di una nuova strada modello in Oltretorrente e di una nuova banca.
Nell’àmbito del progetto di realizzazione della nuova via della Salute su terreni pubblici e su pubblico progetto, infatti, una delle case realizzate sarebbe stata finanziata dal Pubblico Erario e, una volta posta in vendita, il ricavato sarebbe divenuto capitale di partenza (fondo di dotazione) per la erigenda Cassa.

IL PROGETTO DI VIA DELLA SALUTE

L’area per le nuove case, venne individuata nella fascia di orti di pertinenza dei conventi di Sant’Agostino e San Basilide nella zona Sud dell’Oltretorrente, parallela alla strada maestra di San Francesco (attuale via Bixio), dalla chiesa di San Giuseppe fino alle mura cittadine. 
La qualità del nuovo intervento, suddiviso in quattro “quartieri” (isolati) tra loro identici, era ispirata alle più moderne regole igieniche ed estetiche: strada ampia e diritta, case affiancate, ben ventilate e fornite di servizi (fognatura, w.c., acqua potabile) che ben poche dimore cittadine allora possedevano. Ogni casa, a tre piani fuori terra, era dotata di orto e cortile ed era destinata ad una, due o al massimo tre famiglie.
La gratuità del terreno, le opere di urbanizzazione primaria attuate a spese dello Stato e le agevolazioni daziarie per i costruttori dovevano servire di incentivo per i privati, che, offrendo la cifra minima stabilita per il costo delle case (8.000 lire) o multipli di essa, ottenevano in cambio titoli nobiliari degli Stati Parmensi. I contributi di facoltosi personaggi italiani, francesi e russi permise il finanziamento di ben nove case, donate poi alla Cassa di Risparmi.
La progettazione dell’intero intervento, fu affidata da un concorso pubblico bandito dalla Accademia Parmense di Belle Arti ed apparso sulla Gazzetta di Parma il 22 dicembre 1856.
La Sezione di Architettura dell’Accademia ebbe, oltre la definizione del bando di concorso, anche l’incarico di giudicare i progetti presentati – in tutto venti – e di scegliere il vincitore, proclamato il 28 aprile 1857, che risultò essere il parmigiano Gaetano Castelli. 
L’appalto dei lavori di costruzione fu messo all’asta dallo Stato, per favorire i piccoli imprenditori cittadini, dopo l’esproprio dell’area, l’8 maggio 1857.
Il primo ed il secondo «quartiere» erano già terminati alle soglie del 1860 quando Luisa Maria, in seguito alla sollevazione popolare che chiedeva l’unificazione al Piemonte, fuggì per sempre da Parma. La costruzione delle nuove case però non cessò, anche nel difficile momento del trapasso da un governo locale, ed ormai secolarmente consolidato, all’unità nazionale. 
A garantire la completa esecuzione entro l’anno 1862, dei primi quattro “quartieri” di via della Salute aveva notevolmente contribuito il continuo e diretto interessamento della Cassa di Risparmi, che nel frattempo aveva visto felicemente la luce e aveva iniziato la propria attività economica alle 8 di mattina di domenica 19 agosto 1860, sotto la direzione di Giuseppe Osenga. 
Le nove case di via della Salute, che si rivelarono ben presto più un problema che una fonte di reddito, a causa dei lavori di manutenzione e della morosità degli inquilini, vennero alienate dalla banca nel 1913 destinandone due all’Asilo Infantile, due all’Asilo Notturno e cinque (un intero isolato) al costituendo Ricovero dei Vecchi, complesso poi trasformato nell’Ospedale Stuard.

IL COMPLETAMENTO DELLA STRADA


Fu soltanto nel 1904, dopo quarant’anni circa dal decreto di Luisa Maria, che si riparlò di nuovo di via della Salute per interessamento del Sindaco di Parma Giovanni Mariotti (1850-1935). La demolizione dei vecchi e malsani isolati dell’Oltretorrente voluta dallo stesso Mariotti aveva reso necessaria la costruzione di nuove abitazioni; la decisione di completare la via della Salute tiene conto anche di una futura espansione della città oltre la circonvallazione, ipotesi urbanistica non prevista dal primo stralcio del progetto. 
Gli edifici monofamiliari furono diminuiti nell’altezza (da tre a due piani fuori terra) e nella profondità del lotto, attraverso l’ampliamento dell’area a verde di pertinenza di ciascuna casa, mentre le facciate furono mantenute stilisticamente nel rispetto degli edifici già esistenti.
Le fasi costruttive di questo secondo stralcio possono essere schematicamente ricondotte a due: la prima fase, datata 1904-1905 (con relativa delibera del Consiglio Comunale) prevedeva la costruzione sul terreno occupato dagli Orti Balestra di 11 abitazioni per lato, a partire dall’altezza di borgo San Domenico, fino a raggiungere uno stradello di servizio agli orti, di cui, attualmente, è rimasto solo il tronco di sinistra. Il tronco di destra veniva chiuso con la costruzione di una abitazione fuori misura rispetto a tutte le rimanenti. La seconda, conclusasi nel 1907-1910, portava a compimento la strada, giungendo con altre 23 nuove abitazioni a lambire il viale di circonvallazione, sorto in seguito all’abbattimento delle mura.
Le nuove abitazioni – 46 in tutto – larghe 6 metri e profonde otto, vennero realizzate a guisa di case a schiera, monofamiliari, distribuite su tre piani: una cantina, con finestre sulla via, nell’interrato; un’ampia sala, la cucina e il bagno al piano terreno, con accesso diretto all’orto-giardino largo quanto il lotto e profondo 20 metri, concluso da un piccolo edificio rustico adibito a legnaia, non recintato con muri; due camere – una più grande verso il giardino e una più piccola sul lato strada – e una latrina al piano superiore.
Progettista dell’intervento fu Domenico Ferrari (1856 - 1922), Ingegnere Capo del Comune di Parma mentre l’impresa Antonio Bernasconi di Milano se ne aggiudicava l’appalto nel 1905.
Il quinto e il sesto lotto, le cui abitazioni sono più basse di un metro rispetto ai successivi, verranno realizzati interamente in mattoni; il settimo e l’ottavo, in calcestruzzo non armato.
Il livello dell’orto è di un metro e mezzo superiore al piano strada ed è stato raggiunto col terreno estratto per la gettata delle fondamenta e con altro terreno di riporto.
La strada, così terminata, con una sua specifica uniformità stilistica, si avviava verso il quotidiano scorrere dei giorni. 
Durante le giornate dell’agosto 1922 all’imbocco della via era stata eretta una delle barricate per proteggere l’Oltretorrente dalle “Camicie nere” di Italo Balbo.
Al civico 43 è collocata una targa, del percorso “Nouvelles flaneries” che ricorda, su una casa color malva, una citazione parmigiana di Marcel Proust (1871-1922). Sul marciapiede, davanti al numero 46 è incastonata una “pietra d’inciampo” che ricorda il nome del partigiano ventenne Luigi Longhi (1925-1945), deportato nel Campo di Dachau durante la Seconda Guerra mondiale da cui non fece più ritorno.
Ancora oggi, non senza stupore, le semplici, decorose e ordinate case di via della Salute offrono un piacevole esempio di intervento progettuale unitario e passando, anche frettolosamente lungo la via, si percepisce in qualche modo, che qui, la storia, ha lasciato una traccia destinata a durare.
Sabato prossimo, 14 settembre, la strada sarà lo scenario multicolore di una inedita cena all’aperto, promossa dall’Associazione 46+1 Amici dell’Oltretorrente che permetterà a tutti di vivere la sua magica atmosfera senza auto e nello spirito accogliente del quartiere.