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'Se classico non è sempre sinonimo di best-seller'

Da Liala alla De Lellis: spesso vendono di più i libri che trattano tematiche passionali-erotiche o sentimentali

di Massimo Beccarelli -

12 ottobre 2019, 09:24

'Se classico non è sempre sinonimo di best-seller'

Sta facendo molto discutere, nelle ultime settimane, il successo di vendite del libro di Giulia De Lellis “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” (Mondadori, 2019). Attualmente, al vertice delle classifiche, precede autori famosi e affermati come Stephen King, Sveva Casati Modigliani o Maurizio de Giovanni, e il fenomeno non sembra destinato ad esaurirsi nel breve periodo.

Molti sono i critici letterari che hanno manifestato la propria disapprovazione, meravigliandosi del successo del libro e rimarcando il fatto che non sia stato neppure scritto in prima persona dalla De Lellis, ma in collaborazione con la ghostwriter Stella Pulpo.

 

Il successo di vendite, peraltro, solo raramente si accompagna al favore della critica e all'alto valore letterario delle opere. Basti pensare ai maggiori best-seller italiani dello scorso secolo. E se pensate a “Il Fu Mattia Pascal” di Pirandello o al “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, siete fuori strada. Come chiarisce bene Bruno Pischedda nel suo recente saggio “Dieci nel Novecento. Il romanzo italiano di largo pubblico dal Liberty alla fine del secolo” (Carocci, 2019), almeno metà del '900 è stata dominata da autori come Guido da Verona, Annie Vivanti, Pitigrilli e soprattutto Liala, che vendevano centinaia di migliaia di copie.

Il romanzo sentimentale o, per così dire, passionale-erotico, la faceva da padrone e, senza scomodare definizioni come “paraletteratura” o “letteratura di consumo”, non si trattava di certo di quelli che oggi noi siamo soliti definire “classici”.

Dare una definizione di “classico”, peraltro, è sempre un azzardo, perchè sono tanti gli aspetti in gioco e le considerazioni da fare. Mi piace ricordare quello che scriveva Umberto Eco su L'Espresso ossia che “un classico è un autore che, specie in periodi in cui si copiava a mano, ha indotto molti a ricopiarlo, e lungo i secoli ha sconfitto l'inerzia del tempo e le sirene dell'oblio”. C'è il riconoscimento, cioè, dell'intrinseca qualità del testo e della sua durata nel tempo.

Guido da Verona o Liala, per fare un esempio, hanno saputo cogliere aspetti che interessavano o incuriosivano la società del loro tempo ma, nel corso degli anni, questo successo non ha saputo durare perchè, cambiando le mode e i gusti, nei decenni successivi hanno dovuto cedere il passo ad altri autori. Oggi, invece, continuiamo a leggere con passione Buzzati o Pavese perchè, anche a distanza di tempo, troviamo nelle loro pagine qualcosa di sempre attuale e coinvolgente, svincolato dall'epoca in cui i loro libri sono stati scritti.

Tornando al libro di Giulia De Lellis, mi è sembrato un successo quasi prevedibile, che ci deve però portare a riflettere sulla società italiana di oggi. Basterà ricordare, infatti, che il suo account Instagram conta, ad oggi, qualcosa come 4 milioni e 300.000 follower. Si tratta cioè di una figura al centro del gossip e, oggi come oggi, questo basta per destare interesse o, perlomeno, curiosità. E, di conseguenza, anche a vendere libri. É la società degli influencer, questa. Non dobbiamo dimenticarlo.

Che poi a molti di noi non piaccia è un'altra storia.