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INTERVISTA

Novita Amadei. "Ogni destino non è che l'incontro fra storia e immaginazione"

di Davide Barilli -

03 ottobre 2020, 11:11

Novita Amadei. "Ogni destino non è che l'incontro fra storia e immaginazione"

Domande secche, risposte dirette. A  scrittori, critici, saggisti, giornalisti di fama e di talento.  La rubrica  riguarda i libri del cuore, da ricordare,  da toccare, da annusare, da spostare. Pagine che ti hanno segnato dentro, fin da  da ragazzo, oppure occasioni mancate: libri come emozioni in cui specchiare la propria vita. 

Quale libro sta leggendo in questo momento? 

Si dice che c'è un'età per leggere certi libri, come i classici, ma ci sono anche libri per certe età e io ho quella di «Lacci» di Domenico Starnone.

C'è un libro che le ha cambiato la vita   o il suo modo di pensare?
 

«Viaggio alla fine del millennio» di Abraham B. Yehoshua. Ho capito che ogni destino - letterario e umano - non è che l'incontro fra storia e immaginazione.

Il libro che avrebbe voluto scrivere?
«La vita davanti a sè», di Romain Gary, perchè come dice Momo, il protagonista bambino del romanzo "quand je serai grand j'écrirai moi aussi les misérables parce que c'est ce qu'on écrit toujours quand on a quelque chose à dire".

Il libro che ha più influenzato la sua scrittura.
«Nemico, amico, amante» o una qualunque altra raccolta di racconti di Alice Munro. Grazie a lei ho capito che i sinonimi non esistono e che ogni cosa ha bisogno di un nome per esistere.

Il libro che reputa sottovalutato?
Mi vengono in mente, purtroppo, solo opere di scrittrici, come la catalana Mercé Rodoreda, con «La plaça del Diamant», l'israeliana Yael Hedaya e il suo «Animali domestici. Tre storie d'amore» o l'ivoriana Véronique Tadjo, «En compagnie des hommes». E questo solo per citare alcune contemporanee. 

L'ultimo  libro che l’ha fatta piangere?
«A un cerbiatto somiglia il mio amore»  di David Grossman. 

L'ultimo  libro che l’ha fatta ridere? 
È un po' datato ma ricordo, in metrò, di non essere riuscita a trattenermi: «Momenti di trascurabile felicità»  di Francesco Piccolo. 

C’è un libro che non è  riuscita a finire?
«Gargantua e Pantagruel» . Nonostante l'amore che provavo per la prof. di francese, questa satira di Rabelais, del primo '500 francese, l'avevo trovata impossibile.

Il libro che ammette di non aver letto?
«L'insostenibile leggerezza dell'essere»  di Milan Kundera (ma non ditelo a nessuno).

Cosa leggeva da bambina
Roberto Piumini e Gianni Rodari. Chi altri? 

Riesce a leggere più libri contemporaneamente?
 Assolutamente no.
Legge le novità proposte dal mercato o preferisce rileggere?
Rileggo solo parti di libri, frasi che ho sottolineato o pagine a cui ho fatto l'orecchia, immagini o scene che mi tornano in mente di punto in bianco e di cui vado disperatamente alla ricerca. Non mi accade quasi mai di rileggere un libro per intero. Dalle novità del mercato, mi lascio tentare solo occasionalmente. Mi fido soprattutto dei consigli di pochi amici.

Come suddivide i libri? Domanda con due risposte: quelli che tiene sul comodino e quelli scaffalati in libreria.
I libri sul comodino sono quelli che mi sono stati consigliati o regalati e che attendono il turno di essere letti (a periodi alterni la pila può essere molto alta). Quelli in libreria sono quelli archiviati, che mostrano il dorso e attendono di essere ripresi in mano per essere risfogliati o prestati.

Ci sono libri che tiene sempre a portata di mano?
Le antologie delle superiori - Dal testo alla storia, dalla storia al testo - sopravvissute a tutti i miei traslochi e fatte davvero bene. E le indispensabili raccolte di poesie di Wisława Szymborska.

Oggi, nell’era digitale, si è arresa all’idea che in una lastra di computer ci può stare una biblioteca?
Sì, mi sono arresa all'idea ma non l'ho ancora fatta mia. Continuo anacronisticamente a circondarmi di libri cartacei, m'imbambolo davanti a librerie domestiche, compreso la mia, e sono un'appassionata frequentatrice di biblioteche. 

Qualcuno ha detto che la libreria per un (critico, un poeta, un giornalista, uno studioso, un narratore) è come la scatola degli attrezzi per lo stagnaro, si rivede in questa immagine?
Non escludo che non sia un'affermazione vera, ma non la è per me. Credo che la scatola degli attrezzi di uno scrittore sia prima di tutto il mondo e il suo mondo (quello tutto interno alla sua mente) e siano gli altri, ciascuno con la sua storia.

Quale dei suoi libri vorrebbe rimanesse fra cent’anni?
«Il cuore è una selva»  perchè anche se si racconta una storia datata, che si svolge a cavallo della seconda guerra mondiale, i temi che tratta sono atemporali e fra cent'anni il cuore umano sarà esattamente come quello di oggi e come quello di cent'anni fa: una selva che merita ancora, e ancora, di essere narrata.