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Borgogno La storia di una madre, la nascita di una professione d'aiuto

di Claudia Olimpia Rossi -

07 ottobre 2020, 14:03

Borgogno     La storia di una madre,  la nascita di una professione d'aiuto

La Psicomotricità in Italia deve dire grazie all’amore di una mamma. 
Tra le pagine limpide ed appassionate di «E.T. Borgogno - La storia di una madre, la nascita di una professione d’aiuto», edito da Diabasis, lo fanno Silvia Zanella Ceresini e Giulio Magnani, entrambi terapisti della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, con un libro sulla vita della stimata pioniera della disciplina che cerca l’armonia tra corpo e mente. 
Un’opera di per sé empatica, entrando in punta di piedi nella storia della protagonista, classe 1921, intrecciata con i traumi di una guerra mondiale. 
Nei panni di Eletta Trucco Borgogno, il lettore acco-
glie la secondogenita Elisabetta, sentendo la gioia trascolorare dapprima in preoccupazione e poi in sgomento con la lapidaria diagnosi di tetraparesi spastica e sordità. 
Atterrita, Eletta compie un percorso interiore (“avvertii una scintilla scoccare”), intuendo i bagliori delle tecniche di riabilitazione che sorgevano Oltralpe. 
“Dovevo assolutamente impegnarmi in prima persona…Fare da madre non sarebbe stato sufficiente”. 
L’urgenza di comunicare con la propria bambina, la tenerezza infinita per lei, ma anche un senso di solidarietà genitoriale la portano ad avventurarsi sui terreni della sperimentazione terapeutica con Elisabetta. 
Imboccata la via della professione da autodidatta, studia e si perfeziona anche a Parigi. 
Il libro «E.T. Borgogno» scivola su vari livelli, in cui il maestro ed il discepolo, il terapeuta ed il paziente confluiscono in uno sforzo comune all’aiuto (“l’amore è anche dovere”, ripeteva il padre ad Eletta), di cui gli autori raccolgono il testimone dalla loro ispiratrice e guida. 
“Che impressione sentire, dentro di me, da una parte, la madre che aveva voglia di vedere la figlia migliorare… e dall’altra la riabilitatrice che doveva intraprendere quella strada con un certo distacco” afferma Eletta, anche fondatrice della Società Italiana di Psicomotricità. 
Con il sostegno incondizionato della madre-terapeuta, Elisabetta è riuscita a diplomarsi e a trovare un lavoro, ma soprattutto a diventare una persona autonoma, in grado di rispondere alle angherie dei meno fortunati, magari appendendo un cartello con la scritta: “io mi chiamo Elisabetta non handicappata”. 
Una bimba dallo sguardo sereno e fiducioso, mentre cinge con le braccia il collo della donna cui si appoggia, è lo scorcio dalla copertina (dipinto ad olio su tela, Senza titolo, di Hanry Butler) di «E.T. Borgogno – La storia di una mamma, la nascita di una professione d’aiuto».
 
 

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