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Padre Onorio, la storia del frate orologiaio ucciso in sagrestia dalle Brigate nere

di Emanuele e Filippo Marazzini -

30 aprile 2021, 12:46

Padre Onorio, la storia del  frate orologiaio ucciso in sagrestia  dalle Brigate nere

Parma è elettrica. I tedeschi stanno per abbandonare la città mentre le brigate partigiane si concentrano in pianura. Mancano solo quarantotto ore e la Liberazione sarà Storia. Intanto, però, può succedere di tutto… Quel lunedì, 23 aprile 1945, davanti alla caserma-deposito di Via Granatieri di Sardegna - antico nome della strada che dal Collegio Maria Luigia conduce a Corso Umberto I (ora Stradone Martiri della Libertà) -, c’è folla. Le persone si spintonano, premono contro il portone: vogliono entrare e portare via tutto quello che trovano. Quando ci riescono, inizia il saccheggio, soprattutto di armi. A farsi largo in mezzo alla gente anche alcuni francescani del convento di San Pietro d’Alcantara che sorge proprio lì a fianco. Tempo prima, infatti, un’ala del convento era stata requisita dai militari; i frati intendono rioccuparla per poter rivendicare più facilmente il possesso di quegli spazi con le nuove autorità. Nel gruppo di religiosi se ne distingue uno. Ha sessantanove anni e si chiama Francesco Rosi, ma per tutti è Padre Onorio.

Nato a Pavullo nel Frignano, dopo aver preso i voti neanche diciottenne, era stato guardiano nel convento di San Cataldo di Modena prima di approdare negli anni Trenta a Parma. Fonti orali dell’epoca descrivono un uomo riservato, cordiale, dal pragmatismo montanaro e il sorriso scoppiettante (una volta, tornato in un paese dove mancava da tempo, era stato riconosciuto semplicemente dalla sua risata). Una persona sensibile, amante, come il fondatore del suo Ordine, della natura: restava ore a contemplare il cielo stellato o a seguire il volo degli uccelli. Ma il motivo per cui i parmigiani conoscevano Padre Onorio era il suo straordinario talento nel riparare orologi e sveglie. Quando gliene portavano uno impossibile da aggiustare, lo restituiva al proprietario insieme ad un ironico santino con la scritta: «Non resta che pregare…».

Mentre il frate orologiaio, in mezzo alla calca, cerca di entrare nella caserma di Via Granatieri, arriva la Brigata Nera e inizia una retata. Padre Onorio viene arrestato insieme ad altri e portato via in auto, ma lo rilasciano subito perché non ha rubato nulla e non ha istigato nessuno a farlo. Rientra al convento. Qui però, mentre chiude la porta della chiesa, si accorge di alcune donne nella penombra di una cappella. Si sono nascoste lì per paura dei fascisti, chiedono una via di fuga.

San Pietro d’Alcantara, oggi. Percorriamo la navata seguendo, settantasei anni dopo, i passi di Padre Onorio che guida il gruppetto fino al piccolo giardino sul retro. Nel muro di cinta appare una porta, dà sulla stretta via Adorni: non sembra esserci nessuno, le donne scivolano fuori ringraziando. La porta, anche se murata da un lato, c’è ancora. Passiamo la mano sui battenti scrostati: è questo legno a fissare l’ultima buona azione di Padre Onorio. Il religioso torna subito dai confratelli: sono nervosi, temono il ritorno dei fascisti. Passa mezz’ora, poi la tragedia. Un colpo di fucile fa saltare una serratura e svariate Camicie Nere irrompono nel convento. Vogliono punire i frati che hanno visto durante la razzia al deposito. In più gira voce che i francescani siano intenzionati a offrire la caserma agli Alleati mostrando il loro vero volto di sovversivi. Le stanze vengono setacciate. Ad un tratto, nel corridoio della sagrestia, si imbattono in Padre Onorio. Nessuna esitazione, sparano.

Sostiamo sul luogo dell’omicidio (rimasto impunito), sul muro una lapide: due palme del martirio incorniciano un ritratto, l’unica foto rimasta. Eccolo, Onorio: occhi calmi e viso saggio. La tonaca gli dà carisma.

Uscendo sul sagrato ce lo chiediamo: che cosa resta di lui? L’agiografia dei giornali, di anniversario in anniversario, accumula dettagli irreali e incoerenti; ricostruirne un profilo accurato è impossibile. Già, che cosa resta? Il nome di una strada, certo: Via Granatieri diventerà Borgo Padre Onorio Rosi nel 1951. Ma più a fondo? Alziamo gli occhi. L’orologio del campanile di San Pietro d’Alcantara è fermo, mutilo delle lancette. Leggiamo che è così almeno dagli anni Sessanta, ma ci piace pensare che la ruggine abbia cominciato a corrodere gli ingranaggi già da quel 23 aprile, quando le dita precise del frate orologiaio persero forza e calore. Eccolo, dunque, il lascito di Padre Onorio: un gesto prezioso, allora e in questo periodo sospeso. Saper reinnescare i meccanismi esausti, aggiornare il quadrante, far ripartire il tempo. E poi averne rinnovata cura.