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STRONCATO DAL COVID

Giovanni Gastel, un principe dietro la macchina fotografica

Ha «ritratto» Parma  e suoi volti più noti.  Il ricordo dell'amico Nodolini: «Un artista»

di Katia Golini -

14 marzo 2021, 12:15

Giovanni Gastel, un principe dietro la macchina fotografica

Sapeva guardare dentro alle cose e alle persone, ne coglieva l'essenza. Ha ritratto i potenti del mondo e la gente comune (spesso per beneficienza), ha  lavorato nel mondo della moda, si è occupato di architettura e arte. Cultore del bello, ha raccontato con grazia e originalità  anche  Parma e alcuni dei suoi volti più noti, con l'eleganza di chi sembra averla innata, di chi sa vederla e rappresentarla. Giovanni Gastel, uno dei  grandi maestri della fotografia contemporanea, è morto  su un letto dell'ospedale covid allestito alla fiera di Milano, sua città natale. Nel primo pomeriggio le sue condizioni si sono aggravate e qualche ora dopo ha smesso di respirare. 


Nipote di Luchino Visconti, figlio di Giuseppe e Ida Visconti di Modrone, era nato nel '55. Alla laurea aveva preferito la fotografia, a cui ha dedicato tutta la vita fin da giovanissimo. Si è affermato come fotografo di moda lavorando per le più importanti testate giornalistiche del settore - a partire da «Vogue» -, per poi occuparsi anche di progetti con fini artistici e di ritratti. Gli piaceva dedicarsi alle persone. Nella sua lunga carriera ha immortalato personaggi quali Barack Obama, Maradona,  Johnny Depp, ma anche Fiorello,  Forattini, Tiziano Ferro, Ligabue, Monica Bellucci, Roberto Bolle (solo per citarne alcuni).  Sue le immagini della campagna pubblicitaria di Chiara Boni con Malika Ayane a cui ha dedicato un ultimo post su Facebook la settimana scorsa.


E’ del 1997 la sua prima grande mostra, alla Triennale di Milano, curata dal critico Germano Celant con cui ha poi continuato a collaborare. Di quest'anno l'ultima impresa: «The People I Like» che ha chiuso lo scorso 21 febbraio al Maxxi di Roma.  
Di un'eleganza impeccabile e di una gentilezza riconosciuta da tutti, Gastel ha in varie occasioni  celebrato la nostra città come una vera «piccola capitale». «Parma ha una personalità forte. E c’è una continuità estetica che passa attraverso i secoli»   aveva detto   alla «Gazzetta di Parma», in un'intervista del 2016, in occasione  della mostra «Essere Parma»,  epica cavalcata di immagini tra le eccellenze storico-artistiche e umane della nostra città.  Indelebili nella memoria i «ritratti architettonici» dalla Pilotta, con il suo teatro Farnese e la sua Galleria Nazionale, al Teatro Regio, passando per il Duomo e il Battistero, fino al Labirinto di Franco Maria Ricci.

«Ho conosciuto  intimamente la città. L’ho frequentata non da turista. L’ho vissuta. C’è un evidente modello che ritorna, un gusto diffuso, che si ripete nel  tempo quasi inspiegabilmente. Penso sia questa la parmigianità o parmensità» disse  ancora in quell'occasione, quando  in concomitanza con la mostra uscì il  portentoso volume omonimo, edito da Fmr, pieno zeppo di scorci e volti. Gastel ha  immortalato edifici, personaggi, paesaggi. Di oggi e del passato, cogliendo  analogie, ritrovando le stesse linee, il medesimo gusto di fondo. Così riscoprì le somiglianze tra Bernardo Bertolucci e il ritratto del Parmigianino, o tra lo storico dell'arte Arturo Carlo Quintavalle e i bassorilievi di Antelami. O ancora tra la volta a crociera della cattedrale e le capriate avveniristiche del Paganini. 

Aveva degli amici in città. «Al di là dell'essere un grande fotografo, era una persona gentile, elegante, affettuosa. Un gran signore» lo ricorda il fotogioranlista  Edoardo Fornaciari, che lo ha conosciuto, quando entrambi erano  all'inizio della carriera, nella galleria Diaframma di via Brera. 
L'art director Alberto Nodolini è uno di quegli amici  a cui Gastel è rimasto legato sempre, fin dagli  anni Settanta, periodo del primo incontro nella redazione di «Vogue». «Ci intendevamo alla perfezione. Mi piaceva parlare con lui, aveva un talento speciale. Si sognava insieme l'impossibile e lui lo rendeva possibile. Era capace di ascoltare e di trasformare il pensiero altrui in immagine, senza mai rinunciare alla sua visione. Abbiamo fatto tanti lavori  per "Vogue", poi la sua fama e il suo successo lo hanno portato a fare anche altro. Le nostre strade si sono separate. Ma, quando gli ho chiesto alcune immagini per il libro "Parma my life", uscito l'anno scorso, in nome della nostra amicizia me ne ha donate diverse. La presentazione ufficiale del volume è stata la sua ultima venuta a Parma. Con la sua scomparsa viene a mancare un amico, un uomo generoso,  gentile con tutti, mai spavaldo e soprattutto  un artista. Forse l'ultimo artista-fotografo. Ci sono tanti fotografi in giro, ma come lui non c'è nessuno».