Sei in Racconto di domenica

IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Storie di gatti e di whatsapp

27 ottobre 2019, 12:50

Storie di gatti  e di  whatsapp

di MONICA BORETTINI  

«Ignaro come un gatto, sì proprio così, anche se non te ne rendi conto: hai commesso una leggerezza imperdonabile» dico con voce di petto  a mio fratello. «Sei ignobile. Non si gioca coi sentimenti delle persone e tu con quei messaggini fasulli stai illudendo Ginevra che non se lo merita”. Mio fratello Amedeo sembra un gatto: morbido e affettuoso ma sempre con le unghie di fuori,  pronto a graffiare per poi andarsene. E' un abile illusionista e con le ragazze combina sempre un sacco di pasticci. «Attenta Chiara  coi tuoi proclami -  mi dice - non ti sarai dimenticata di tutte le volte nella vita che ti ho consolata». E mi accarezza la testa con dolcezza. Non posso dargli torto: essendo più piccola di lui, molto spesso mi ha appianato varie difficoltà. E' un fratellone  inimitabile con tutti i suoi difetti. Un impunito. Ma fra di noi la retorica del complimento è stata soppressa: ci vogliamo bene e basta. E' l'ultimo giorno dell'anno e Amedeo si trastulla con auguri e carinerie varie alle sue amiche, una in particolare con cui sta chattando su whatsapp da quasi un'ora e non oso immaginare quale sorta di nefandezze possa scriverle, visto che la trova petulante e asfissiante pur essendo veramente carina e amante dei gatti... Mi torna in mente, a proposito di gatti, quello che Amedeo fece per me qualche anno addietro. L'ultimo giorno dell'anno la mamma preparava la tavola per gli invitati fin dal mattino con il servizio migliore e i segnaposto  col vischio. Ero appena rientrata da un giretto di shopping con la nonna e me ne stavo sul divano a guardare i pacchettini scintillanti che suscitavano in me una grande gioia quando all'improvviso il campanello strillò imperiosamente.
Indicando la strada, Alda la nostra vicina, chiese: è vostro quel gatto? In una pozza di sangue Groolfy il mio micio tigrato dagli occhi gialli giaceva senza vita. Ancora oggi quell'immagine mi azzanna di un gelo indissolubile. Era proprio il mio amato tigrone, il preferito, quello che la notte dormiva accucciato ai piedi del mio letto. Un pugno nello stomaco dove prima c'erano solo farfalle mi svegliò di colpo:  mi rinchiusi in camera sorda a qualsiasi richiamo. Non solo Ame si occupò della sua tumulazione ma cercò di rendermi la cosa più sopportabile organizzando uno spettacolo che mi lasciò a bocca aperta: da una valigetta estrasse un autentico kit da artificiere. Io che la sera ancora piangevo, pur con gli occhi appannati non potei fare a meno di sgranarli: una magnifica esplosione di stelle argentee, nastri vorticanti, aurore boreali ci avvolse. Da ultimo fece in modo che il buio venisse trafitto da milioni di stelline rosse e oro fra le quali, mi disse solenne, non poteva che esserci Groolfy che dall'alto mi benediceva. Capii in quel momento che su mio fratello avrei sempre potuto contare. Ecco perchè non interrompo la vigilanza! Lo costringerò, fingendo innocenza, ad invitare quella ragazza, dopotutto è l'ultimo giorno dell'anno.