Sei in Racconto di domenica

Il racconto della domenica

Meret e il muschio per il presepio

22 dicembre 2019, 09:42

Meret e il muschio per il presepio

di Anna Maria Dadomo

Oggi non posso più rimandare: devo proprio andare a cercare il muschio per il presepio. La mamma ha già portato giù dal solaio la scatola con le statuine e gli addobbi per l’albero, e io ho già raccolto i sassolini per il sentiero che porta alla capanna: manca solo il muschio. È facile: so dove trovarlo»
Diversi tipi di muschio crescevano anche intorno a casa. 
C’era, per esempio, il muschio della balaustra così  aderente che quasi non si poteva staccare, o quello sul tetto della serra in cuscinetti rotondi e lucidi come portaspilli, ma quello che Meret preferiva, secondo lei il più adatto, era quello che prosperava sotto i pini  nascosto dall’erba e dalle foglie, bello, spugnoso, brillante, che con facilità si staccava dal terreno in zolle larghe e compatte.
Calzati gli stivaletti e infilato il cestino al braccio, si diresse senza esitazione nel vecchio parco.
Il cammino, seppure breve, si rivelò pieno di incontri e di distrazioni. 
La gazza, non appena la vide, prese a gracchiare insistentemente e il corvo si unì a quello strepito con il suo verso rauco e stonato; sotto le magnolie si fermò a raccogliere alcune delle pigne cadute con i semi rossi che sporgevano come linguette di folletti  impertinenti; e una breve deviazione la condusse alla  catasta di legna fradicia per salutare i moltissimi funghi marroncini che vi crescevano sopra piccoli e velenosi, ma così belli e simpatici che non si finiva più  di guardarli, e se si stava in ascolto senza muoversi e respirando piano, sembrava di sentirli bisbigliare tra loro. 
Finalmente arrivò ai pini che avevano resistito al caldo torrido dell’estate. 
E lì, seminascosto dagli aghi caduti e dall’erba, apparve il muschio. Meret sorrise al vederlo. Posò il cestino, si inginocchiò. 
Lo accarezzò. «Che gioia rivederti, caro muschio! Avevo paura di non trovarti perché l’estate è stata davvero molto cada, alcuni pini sono seccati, ma tu ti sei addormentato per sfuggire alla siccità, sei sopravvissuto e alle prime piogge d’autunno ti sei svegliato, e sei tornato a vivere. Bravo!».
 E si piegò accostando la guancia a quel soffice cuscino verde. Ma subito si ritrasse. «Se mi bagno i capelli e prendo freddo mi verrà la febbre e allora addio feste di Natale». 
Dopo averlo ripulito dagli aghi secchi, dai rametti e dalle piccole chiocciole che vi avevano trovato rifugio  Meret prese a staccarlo con delicatezza affondando le mani nel terreno fresco, umido, profumato d’autunno. 
(In verità non era difficile perché il muschio non ha radici vere e proprie come le altre piante, ma solo semplici filamenti per ancorarsi al terreno, e neppure parti legnose. E infatti era morbido, cedevole.)
Il cestino si riempì in fretta.
 «Adesso devo proprio tornare a casa, è quasi buio. Magari tornerò domani a prendere altre zolle. La mamma rimanda sempre l’esperimento ma forse quest’anno ti servirà “ricoperto di cioccolato bianco come dessert” oppure “fritto”, non ha ancora deciso. Chissà. A me piacerebbe molto assaggiarti, sei così bello grasso».