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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Dentro gli armadi della principessa

di Lina Pancaldi Schianchi -

26 gennaio 2020, 12:20

Dentro gli armadi della principessa

Era un invito importante quello che aveva ricevuto la signora Loredana, in quei giorni di novembre inoltrato, dalla governante del castello di Giustino, un grande maniero che comprendeva un podere e un parco immenso. 
Loredana aveva da poco terminato una mostra di antiquariato, durante la quale aveva conosciuto la governante di palazzo che, a sua volta, l’aveva presentata alla principessa Violetta. Lei, rimasta vedova, aveva pensato di raccogliere molti dei suoi abiti firmati che ormai non metteva più: li aveva indossati per le grandi feste accompagnata dal consorte e ora desiderava darli in beneficenza. Così avvenne l’incontro. 
La nobildonna era una bella signora sui sessant’anni, figura esile, capelli bruni raccolti a chignon. Ma erano gli occhi a colpire in modo impressionante: di un colore blu con riflessi viola. Da qui il nome che le era stato dato: Violetta. 
Condusse Loredana sullo scalone che portava ai piani alti del palazzo, dove c’erano le stanze del guardaroba. Salendo Loredana guardava con ammirazione gli stucchi, i quadri, le specchiere che ornavano la scalinata. In quello sfarzo la principessa era a suo agio. 
Improvvisamente si aprirono due grandi porte e le guardarobiere si affacciarono a salutare, tutte vestite con grandi grembiuli bianchi. 
La stanza degli armadi era in un sottotetto, le ante erano aperte, si sentiva un cigolio che a Loredana faceva pensare ad antiche presenze, come accadeva di solito nei castelli.
 Un brivido le percorse tutto il corpo. Poi furono quegli armadi semiaperti ad attrarla: abiti da sera di colori sgargianti, di meravigliose stoffe fruscianti. La principessa, per ogni abito, aveva una storia e la raccontava Loredana non trascurando alcun particolare. 
Con quello rosso aveva ballato assieme al Principe d’Austria, il bianco a perline era già a minigonna, e poi la conversazione si faceva sempre più entusiasmante e la principessa sembrava correre dietro alle parole. 
C’erano gli abiti fatti da Biki, dalla Marucelli e uno, in velluto di seta viola, con un’apertura al lato che, diceva, mostrava le gambe. 
Poi quello che fece rimanere Loredana bocca aperta: un Balmain di pizzo francese con un lungo strascico.
La principessa li fece sistemare tutti sul tavolone da stiro pronti per l’imballo. Era un colpo di fortuna avere accesso a quelle meraviglie, ma come faceva lei a disfarsi di tutto quel ben di Dio? La verità è che il possesso non la interessava. Purtroppo non avrebbe più ballato con il suo principe. 
Con tutta quella collezione di abiti firmati dagli stilisti più famosi si poteva allestire una bellissima mostra. 
Loredana rimase con le guardarobiere, la principessa Violetta la salutò e, nel farlo, non nascose una lacrima che lentamente le scivolava sul viso. 
Dalle finestre dei piani alti la videro partire a tutta velocità a bordo della sua Ferrari rossa. Quando voleva dimenticare correva per le strade di campagna e non si voltava mai indietro.