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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Di notte, in viaggio verso l'aeroporto

di Monica Borettini -

01 marzo 2020, 14:31

Di notte, in viaggio verso l'aeroporto

Di notte tutte le strade si somigliano e Laura cominciava a stancarsi di fare l'equilibrista. 
Si erano svegliate alle tre. 
Erano rimaste calme e dopo  spericolate inversioni di marcia  giunsero finalmente al tanto sospirato gate.  Si erano addormentate sull'aereo che le portava in Sicilia. A loro due bastava scambiarsi un sorriso per avere il senso del compiuto.  Una complicità che legava le due amiche da anni. 

Non potevano mancare alla festa per il 40 compleanno di Marco, il loro amico più caro. Si erano  portate l'abito da sera. Rosso con ampia scollatura per Virginia, verde imperatore con uno splendente scialle per Laura. 
Felici di quella specie di fuga dalla realtà,  per un paio di giorni si sarebbero dimenticate dei loro ruoli di madri, mogli e lavoratrici.

La festa fu grandiosa: la piscina era illuminata con fari dai colori scintillanti. 
Sul buffet infiocchettato di raso bianco, perfino le ostriche   erano avvolte nel velo  che   forse contribuiva alla loro sorprendente freschezza. La musica jazz di una band bene assortita in cui  convivevano lieti  archi e  ottoni,   dava una particolare profondità alla serata. 
Marco e sua moglie le avevano accolte con  gioia.  Compagni di studi, avevano condiviso ben più di una vicenda  e quando Marco aveva fatto ritorno in Sicilia erano rimasti in contatto. 
«Bella festa!», disse Laura avvicinandosi all'amica. 
Virginia  stava tentando di staccarsi dalle insistenze di un invitato. 
L'orologio però segnava le tre  e la stanchezza  ormai si rovesciava sulle ragazze. 
Entrambe desiderarono il letto soffice della loro stanza d'albergo sul mare. Dopo calorosi saluti si diressero con  la 500  presa a nolo al loro  hotel,  ma il tragitto era  lungo. Avevano ancora sete, il vino bevuto era artefice di una grande arsura, ma ogni bar aveva l'insegna spenta.  
Ad un tratto avvistarono un enorme truck luminoso che offriva cibo e bibite. Intorno ad esso, nel buio di fosforo caldo, nell'assenza di case, c'era un profumo di pesche da un brolo poco lontano.  Tavoli e sedie  di plastica   ospitavano  intere famiglie. Giovani donne in stato di gravidanza, tanti bambini come non ne avevano mai visti che giocavano fra mille schiamazzi.  Una giostrina coi cavalli girava di continuo senza musica. Le due amiche si guardarono pensando di girare i tacchi ma un uomo in canottiera sudicia, con la barba lunga porse loro due seggiole: «prego signore!».
 La spremuta di arance che venne loro servita era la migliore che avessero mai bevuto. Un ragazzino con l'argento vivo in corpo  chiese l'orologio d'oro ad un'allibita Virginia. Intorno cassette di patate, arance, mele e un  viavai ignaro delle pupille dell'alba nascente. Un nucleo in fermento che invece di dormire  sorseggiava birra  alle cinquedel mattino! 
Dove mai erano capitate? In un ciak Felliniano? Non lo seppero mai. L'indomani sulla strada per l'aereoporto si accorsero che in quel punto, c'era il nulla.