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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il pittore Sirocchi nascosto nel formaggio

di Antonio Tacete -

19 aprile 2020, 17:13

Il pittore Sirocchi nascosto nel formaggio

Il pittore Sirocchi, gobbo e zoppo, che chiamavano con il nomignolo di Sirocchio per via del  naso cartilaginoso lungo come un manico di scopa, aveva iniziato facendo l'imbianchino, poi il ciabattino ed infine - trasformata la sua calzoleria in bottega da affrescatore - si era messo a fare  il pittore, imparando a dipingere nelle sedute spiritiche, durante le quali disegnava e schizzava facendosi trasportare il braccio dalle forze divine ed esoteriche. Così gli era stato fatto un contratto dall'ecclesia di affrescare le miriadi di cupole di chiese e castelli e lì andava con l'allievo detto Acquaragia e il nano Villa - suo servo spremitore di tempere e colori ad olio -, così montavano le impalcature, con uno scopino rimuovevano le ragnatele ed infine lui si sdraiava supino ed iniziava a colorare. 
Le cupole sembravano uova giganti  nelle quali frullava il bianco dell'albume e il giallo del tuorlo - sue tinte preferite. 
Di notte, mentre   loro dormivano, s'intrufolava un neonato di gufo  simile a un pulcino, al quale era molto piaciuto un dipinto pregiato, eseguito con un pennello nelle setole terminante a forma di punta di asparagio in cui era raffigurata una bicicletta ad una sola ruota a forma di sole con i raggi simili a  quelli dell'astro su cui   correvano decine di topolini inseguiti da un  gatto gigante. Siccome poi per qualche dipinto libertino il pittore era ricercato dai lanzichenecchi, si muoveva nei borghi dentro il pancione di questo  gattone  gigante che ogni volta cuciva e scuciva sua moglie sarta per nasconderlo all'interno. Un giorno il pittore Sirocchi vestito da gatto vide un camion carico di formaggi.   
Si intrufolò dentro ad una forma di  Parmigiano-Reggiano e vi rimase giorni,  nascosto lì dentro avrebbe intrapreso un lungo viaggio e avrebbe passato le dogane senza essere scoperto. 
Ma nel suo cammino il carico di formaggi fu dirottato al castello di Torrechiara dove le forme dovevano servire ad una gara tra lanciatori che per la festa del maschio li  facevano rotolare  giù lungo la discesa del feudo dei Rossi e vinceva chi lo faceva arrivare più lontano.
Accadde così che il formaggio dentro  cui era nascosto Sirocchi balzò contro una mura e si frantumò in mille scaglie e Sirocchi vestito con la pelle di gatto rimbalzò fuori-tutto incartapecorito- e cominciò a fuggire a piedi.
L'affrescatore trovò rifugio in una chiesina delle vicinanze da un perpetuo ed una preta chiamata Esterode e si nascose - chiudendosi a chiave dentro - nella toilette della chiesa dalla vasca a forma di calice gigante dove impazzito con il telefono della doccia telefonò ad un pesce dentro l'acquedotto, al quale raccontò le sue peripezie. 
Mori lì e fu sepolto nel minuscolissimo camposanto dei gatti della parrocchia ed il terzo giorno risuscitò ed in latino-misto a bretone parlava con un prevosto tumulato di fianco a lui, esclamando: "missa est the endus", poi con colpo di naso scoperchiò la pietra tombale e con i vermi raggrumatosi sul corpo del prete morto andò a pescare con una canna da pesca dall'amo a forma di volto minuscolissimo dell'Antelami, il suo scultore preferito.