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Gli abiti delle dive di Hollywood

Il racconto della domenica

di Lina Pancaldi Schianchi -

31 maggio 2020, 15:22

Gli abiti delle dive  di Hollywood

Mariella, Anna, Serena... Sembrava le chiamasse a voce alta. Invece era un promemoria della sua mente. 
Domani è lunedì, il giorno di quel viaggetto nella cittadina vicina, tutte insieme.

Erano gli anni Ottanta, ed era uscita una moda stravagante: il vintage. Il lunedì si apriva un magazzino dove si trovava il tutto: era chiamato «La Naftalina». Marito e moglie si erano inventati questo lavoro, e rendeva pure bene. Arrivavano sacchi di vestiti dall’America con cose di vecchia moda, molto stuzzicanti. 

Le tre amiche non si lasciano scappare il giorno di apertura del magazzino. 
Una di loro aveva la macchina e quindi partivano per tempo e riuscivano ad arrivare in perfetto orario, quando la saracinesca era ancora chiusa. 
Si mettevano in fila, così da essere tra le prime a entrare. Si apriva alle tre del pomeriggio.

Intanto la gente arrivava e il gruppo di possibili acquirenti si ingrandiva. Ecco, finalmente la saracinesca si alzava e con fatica e qualche spintone si riusciva a varcare la soglia. Ogni lunedì era tutto nuovo: grande la meraviglia. 
Appese al soffitto le pellicce che, dicevano, erano appartenute alle dive di Hollywood. 
Visoni, mantelle, giacchine di pelo pregiato. Iniziavano le prove. 
Un grande specchio in un angolo rimandava immagini che parevano fuori dal tempo. 
La scelta era sempre difficile.

E poi c’erano gli abiti di seta con modellini disegnati da grandi e famose sartorie. Enormi fiori con pannelli che svolazzavano intorno al corpo. Gli abiti da sera, infine, erano un sogno: strass e perline li ornavano. A ogni prova le ragazze si immaginavano chi poteva averli indossati e adesso erano lì, per loro, accessibili con pochi soldi. 

Mariella aveva già scelto. Per la sua vita e per le sue abitudini serviva un abbigliamento classico: in ufficio erano adatti i golfini ricamati di cachemire. 
Ne acquistò tre, proprio una buona scelta. Anna ebbe una tentazione più forte: una giacchina di visone che avrebbe portato con disinvoltura sopra un tailleur un po’ vecchiotto. 
Serena amava le camice di seta pura che le davano un’aria molto seducente, e le illuminavano il volto. 

In quello stanzone era tutto un vestirsi e uno svestirsi, provare e scartare, immaginare, sognare. La confusione regnava. Le tre ragazze erano soddisfatte dei loro acquisti e già si preparavano per le nuove compere, quelle della settimana successiva. 

Finito lo spogliarello delle signore, l’entrata de «La Naftalina» era riservata ai ragazzi. 
Scherzavano, si divertivano, erano alla ricerca delle belle camice hawaiane, quelle con colori sgargianti e tanti fiori. 
Indossate, sembravano tutti attori degli anni Cinquanta: James Dean o Marlon Brando. Le comperavano e le portavano per farsi belli e trovare nuove ragazze, nuovi amori, nuova vita. 

Adesso, però, è arrivata l’ora di chiusura. A lunedì prossimo, Naftalina!