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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il leopardo marino che diventò gatto

di Anna Maria Dadomo -

21 giugno 2020, 12:30

Il leopardo marino che diventò gatto

Borges, dopo averlo conosciuto a fondo, si sarebbe lasciato conquistare dal leopardo marino? 
Lo avrebbe collocato, fatte le debite trasformazioni, nel suo Il libro degli esseri immaginari? 
Come quella foca di colore grigio scuro, con macchie blu sia nella parte superiore, sia sul collo, ma con il ventre chiaro e argenteo sarebbe stata modificata dalla sua immaginazione? 
Dopo il centauro con testa e busto umano e corpo di cavallo (questo animale campeggiava anche sulla copertina del libro che teneva in libreria), l'anfisbena, un serpente con due teste, e il ruc, un'amplificazione dell'aquila o dell'avvoltoio, o il Pesce dei Terremoti (un’anguilla lunga settecento miglia che porta il Giappone sul dorso) c’era ancora spazio nella sua zoologia fantastica? Chissà. Comunque, il leopardo marino, malgrado l’ambiente in cui viveva, l’Antartico, si prestasse a essere mitizzato, era mancato alla sua attenzione.  Su di lei invece aveva esercitato attrazione immediata. 
Non appena aveva letto “…quando era saltato fuori dalla buca del ghiaccio con quel suo lungo collo serpentino e si era buttato all’inseguimento della preda avanzando con tipico ondeggio da parte a parte e saltando sui lastroni di ghiaccio … ” e poco più avanti  “era bastata una mezza dozzina di salti dell’animale per raggiungere Orde-Lees [un marinaio dell’Endurance]…” l’immagine del leopardo della savana si era sovrapposta al leopardo marino dando vita a un animale   dalla forma bizzarra. 
Al corpo possente, oltre al lungo collo, alla bocca larga con denti affilati, si erano aggiunte sotto le pinne quattro corte zampe rudimentali con artigli affilati e retrattili, pelo maculato breve e folto dalla testa alla coda, l’occhio giallo con riflessi verdi. 
E la foca leopardo, con vista e olfatto ben sviluppati, e considerata una delle predatrici più brave di tutto l’oceano – “Quando venne macellato [il leopardo marino] nel suo stomaco furono rinvenute delle palle di pelo di cinque o sei centimetri di diametro: quanto restava delle foche che aveva mangiato” - , si era trasformata in un nuovo mostruoso mammifero acquatico che viveva nei recessi gelati e bui del fango glaciale dal quale emergeva solo per nutrirsi. 
Questa combinazione di leopardo terrestre e marino, che a parere suo non avrebbe certo sfigurato in compagnia dell’unicorno, del pegaso, del drago, della sirena, non figurava nel bestiario fantastico fino ad allora conosciuto. E lei ce lo mise.
 Al momento ancora senza nome. 
Si concesse tempo per pensarci. Non doveva sbagliare. 
Gli si era così affezionata che spesso, lui coricato su un lastrone di ghiaccio a godersi il sole nell’estate antartica, a girarsi di qua e di là con il suo mantello chiazzato, gli si avvicinava per una carezza sul pelo morbido e caldo, proprio quello del suo gatto disteso sulla balaustra. 
E quell’animale era così bello, così reale, così affettuoso e a portata di mano che poteva continuare a vederlo anche chiuso il libro.
 A volte faceva anche le fusa.