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IL RACCONTO

Non era la cicchetta era la stramorte

di Marino Magliani -

27 settembre 2020, 16:19

Non era la cicchetta era  la stramorte

Un giorno, che del bambino non sopravviveva più nulla, mentre aspettava, sepolto in una trincea, ma vivo, e sentiva i crolli senza distinguerli, forse perché riconoscere i rumori era qualcosa che non era mai riuscito a fare, neanche da bambino, e la madre l'aveva portato «a far vedere» (il dottore le aveva detto è una otite cronica, la sera le metta nelle orecchie due gocce di olio); quel giorno che crollava la pioggia su tutto e una patina ferrosa odorava le cose che un tempo dovevano essere state di legno e di pietra, e le mani bianche e intirizzite abbracciavano il 91, su cui scorrevano sottilissimi rivoli gialli; e quel fante accanto, che da qualche minuto non faceva più le cose che aveva fatto finora: non parlava più, non urlava più, non sparava, ma morto non lo sembrava, perché aveva occhi aperti e vivi e i morti della trincea davano sangue e altri liquidi e lui stava lì, non dava nulla, anche se doveva esserlo; quel giorno Gregorio Vialetti non ce la faceva più a non pensare alla stramorte. 
Non alla morte, o alla cicchetta, di questa gliene avevano parlato i bambini più grandi quando la sera andava per acqua alla fontana e sperava di trovarci Lorenzina. 
La morte era la morte e la cicchetta era la morte dei bambini. 
E al ritorno, la mamma glielo leggeva negli occhi che l'avevano preso in giro, e lo calmava. 
La cicchetta non girava mica dalle parti dei confini, certo andava nelle case ma il loro indirizzo non l'aveva. 
Ma la madre non poteva capire, lui non temeva mica gli scherzi di quelli più grandi, lui alla cicchetta e a quelle cose lì non credeva più, era della morte vera, era di lei, era della stramorte che aveva paura... E quando andava per acqua, di tutte queste cose ne avrebbe parlato volentieri con Lorenzina, ma come si faceva... 
Cosa poteva dirle? 
Che c'era la vita, quella stupenda sera tardi, umida e blu, che si aspettava con il secchio d'acqua come si aspettava la morte? 
Perché poi c'era lei, la morte dei vecchi, e la morte delle volpi che suo padre uccideva a caccia. 
E c'era la stramorte. Lei, allora, la stramorte, c'era già fin da allora, non solo tanto tempo dopo in trincea. 
Succedeva quando con suo padre andavano a caccia, e sparavano alla volpe o la catturavano con una trappola che spezzava alla volpe una zampa e quando arrivavano l'animale era ormai duro, il morso stretto, come tenevano stretti i denti i Vialetti, arrivavano loro. 
Non c'era bisogno di sentirlo dal padre che era stramorta. Lo era. Invece a volte quel fucile sparava, ma la volpe se ne andava urlando. Allora Gregorio chiedeva al padre se era morta e il padre diceva forse. Ma morta di sicuro no, non poteva dirlo, morta morta lo era solo se era stramorta. 
Al fante vicino a lui, sotto la pioggia, toccò la guancia bagnata, il panno della divisa, dalla spalla al polsino. Era un'acqua che penetrava nelle maniche e nel collo di un soldato vivo e di un soldato stramorto.