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RACCONTO

Alfonso e i dubbi che diventano anestesia

di Riccardo Zinelli -

08 novembre 2020, 10:48

Alfonso e i  dubbi che diventano anestesia

Da quand’era cominciata quella storia, Alfonso, che per sottrarsi alle infamie del mondo se ne stava da mesi barricato nel suo appartamentino, viveva nel dubbio.  E, man mano che il calendario perdeva pagine, nella sua testa s’andava formando un bastimento di quesiti irrisolti. Mettere in discussione ogni cosa, da “che tempo farà domani?” al più solido dei teoremi, dopo mesi d’allenamento passati a lavorar di fioretto a teorie del complotto, gli era divenuto un esercizio talmente familiare da riuscirgli meglio del camminare.   Perché dubitare, aveva concluso Alfonso, era ormai diventata l’unica anestesia in grado d’addormentare il dolore che covava dentro. Un giorno, straziato dai toni catastrofistici con cui la realtà veniva proposta, dopo che lo spirito di Cartesio s’era definitivamente impossessato di lui, Alfonso cominciò ad elucubrare il suo ultimo e sconcertante dubbio: c’è davvero vita sulla Terra?

Il mondo, difatti, gli appariva talmente orrendo che provare l’assenza di vita sul pianeta, per lui, sarebbe stato un toccasana. D’istinto, Alfonso corse alla finestra e sbirciò la strada.  Sul marciapiede stavano passando due uomini.  Ma, si chiese, insoddisfatto della prova, e se quei due fossero solo un inganno?  Giorni prima, infatti, ricordava d’aver visto per televisione un documentario nel quale uno scienziato costruiva robot dalle fattezze umane. Chi mi assicura che sotto i vestiti che ho visto non si possa nascondere uno di quegli automi? s’interrogò Alfonso. Sarebbe potuto scendere giù, strappare la giacca ai passanti e verificare, ma la sua ritrosia verso l’esterno lo fece tornare ad ancorarsi alla poltrona. Stando seduto, iniziò a pensare alla maniera giusta per risolvere il quesito.  E, intanto che si friggeva la materia grigia, focalizzò la propria attenzione sulle dita delle mani. 

Se è vero che ho gli arti superiori, come mi mostrano gli occhi, rifletté Alfonso, allora devo essere per forza vivo. E se ho un’esistenza almeno io, sulla Terra dev’esserci per forza vita! esclamò nella sua testa.  Ma quella soluzione non gli piacque. Crisi economiche perenni, morbi assassini, catastrofi climatiche e guerre fra poveri.  L’intero catalogo delle sventure mondiali gli passò davanti alla faccia, in un istante che ad Alfonso parve lungo un’ora. No, concluse, un pianeta infestato dal male non può ospitare la vita. Rimuginò a lungo sulla nuova soluzione, che di fatto lo liberava dal suo fardello esistenziale, e gli piacque talmente tanto che s’autoconvinse d’essere nel vero: sulla Terra, di vita, non ce n’era. Allora, dedusse Alfonso, se là fuori non esiste la vita, non ci sono pericoli e non ho motivo di rimanere in casa. Estasiato, lasciò vestaglia e ciabatte per correre sul pianerottolo.  L’aria delle scale era viziata, ma ad Alfonso sembrò pura come il vento cristallino d’alta montagna. Così si lanciò a perdifiato, giù dai gradini.