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IL DISCO

Jefferson Airplane tra protesta e poesia: i primi 50 anni di “Volunteers”

di Michele Ceparano -

19 luglio 2019, 16:03

Jefferson Airplane tra protesta e poesia: i primi 50 anni di “Volunteers”

Tra protesta e fantasia. Dopo aver partecipato da mattatori - vedere su youtube la versione di “White rabbit”, lisergica e ispirata ad “Alice nel paese delle meraviglie” oppure il cavallo di battaglia “Somebody to love” - al megaconcerto di Woodstock, i californiani Jefferson Airplane nel novembre del 1969 pubblicano “Volunteers”, un altro dei loro album che passerà alla storia. Il messaggio è chiaro e, oltre a essere affidato alla voce unica di Grace Slick, molto più di una cantante, l'album che quest'anno spegnerà 50 candeline butta sul tavolo i “pezzi forti” del gruppo e di un controverso periodo come l'anticapitalismo e l'ecologismo, temi che alla fine degli anni Sessanta incendiano le folle. “Volunteers” poi è decisamente - l'anno, non va dimenticato, è il '69 - politico e, in particolare, contro la guerra in Vietnam. Una battaglia che vedrà i Jefferson Airplane in prima linea, tanto da far scegliere a Oliver Stone il sottofondo di “White rabbit” per una delle più efficaci scene del suo film “Platoon”. Ma non c'è solo la politica nel disco del gruppo statunitense: in “Volunteers” infatti c'è anche la fantascienza, seppur legata ancora una volta all'ambientalismo, tra navi di legno e uomini d'argento che cercano la salvezza sulla costa, in quella “Wooden ships”, canzone scritta assieme a Crosby e  Still  e pubblicata anche dal celeberrimo trio che comprende anche Nash. David Crosby collaborerà anche al disco dei Jefferson, così come il leader dei Grateful Dead Jerry Garcia.

E se in “We can be together” il messaggio e, soprattutto, il bersaglio politico è il capitalismo a stelle e strisce (“We are forces of chaos and anarchy”), l'atmosfera da ballata di “Good sheperd”, calda e avvolgente, è quella di un ritorno alla natura più ancestrale. Un messaggio rurale che prosegue con “The farm”, più mossa della precedente ma anche meno profonda. Brividi anche con “Hey Fredrick” ed “Eskimo blue day”, su una possibile apocalisse ambientale. Il gran finale è affidato alla title track “Volunteers”. L'album in studio e alcuni brani dal vivo dell'album sono contenuti nel doppio dal vivo “The Woodstock experience”, pubblicato nel 2009, nel quarantennale dell'uscita del lavoro in studio ma anche dello storico concerto. Il doppio contiene anche una notevole versione “extended” di “Wooden ships”.

Dopo “Volunteers” i Jefferson Airplane, comunque, cambiano. Mandate in soffitta le utopie sessantottine, si dedicheranno a esplorare altri temi a partire da “Blows against empire” registrato come Paul Kantner e i Jefferson Starship, evoluzione “spaziale” degli Airplane. Tolta di mezzo l'ideologia, resta, comunque,  la poesia. E in “Volunteers” ce n'è tanta.