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IL DISCO

Divina Grace Slick, i 45 anni di “Manhole”

di Michele Ceparano -

02 agosto 2019, 17:01

Divina Grace Slick, i 45 anni di “Manhole”

Due puntate fa “Il disco” si è occupato dei Jefferson Airplane e, in particolare, dell'album “Volunteers” che quest'anno spegne cinquanta candeline. Cinque anni dopo Grace Slick, cantante solista del gruppo nel frattempo trasformatosi nei “Jefferson starship”, esce con l'album solista “Manhole”, traduzione: botola, lavoro a cui collaborano i suoi compagni di viaggio nei Jefferson  Paul Kantner e David Freiberg, ma anche  David Crosby, del noto trio poi allargatosi a Neil Young, sempre in sinergia con l'universo dei Jefferson. “Manhole”, primo lavoro solista di Grace Barnett Wing da Chicago, coniugata Slick, che il 30 ottobre compirà ottant'anni, è ispirata alla canzone popolare spagnola. A fare la parte del leone è, appunto, “Manhole” una suite di oltre un d'ora in cui Grace, che dei figli dei fiori e della loro musica fu sicuramente un'icona, canta sia in inglese che in spagnolo dando fondo a tutta la sua incredibile verve. Il titolo esatto del brano, che assieme al pezzo d'apertura “Jay” occupa tutto il lato A e che conta sull'accompagnamento della London Symphony Orchestra, è in realtà “Theme from the movie Manhole”, un film che non venne però mai realizzato. Poco importa. Questa è una suite potentissima, lirica e sensuale che rappresenta uno dei momenti più alti di quella che fu una stella di primissima grandezza, se non addirittura una divinità, nel panorama del rock di quei meravigliosi, sicuramente sul piano musicale, ma anche controversi e oscuri, anni Settanta. E non solo per la grande bellezza e il fascino irresistibile, ma anche, e soprattutto, per le capacità e il genio.
Il lato B contene quattro brani, lo “scanzonato” “Come again? Toucan”, “It's only music”, il cui testo è del paroliere dei Grateful Dead Robert Hunter (cantata da Kantner e Freiberg), la sofferta “Better lying down”, interpretata alla sua inconfondibile maniera da Grace, e “Epic no. 38” che chiude l'album con tanto di cornamuse.
“Manhole” è, dunque,  un bel disco in cui Grace Slick fa di tutto. Scrive i testi e compone le musiche (“la suite “Manhole” è tutta opera sua), suona, produce e disegna il suo autoritratto in copertina. Ma, soprattutto, canta.