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IL DISCO

Live/Dead, i primi 50 anni del capolavoro dal vivo dei Grateful Dead

di Michele Ceparano -

09 agosto 2019, 20:03

Live/Dead, i primi 50 anni del capolavoro dal vivo dei Grateful Dead

“Il disco” quest'anno si è già occupato dei Grateful Dead per il cinquantesimo di “Aoxomoxoa”. Ebbene, sempre nel 1969 il gruppo capitanato da Jerry Garcia sforna un album dal vivo, “Live/Dead”, titolo più che mai suggestivo. Un “gioco di parole” che cinquant'anni dopo è ancora un disco amatissimo.

Registrato a San Francisco all'Avalon Ballroom e al Fillmore West tra il gennaio e il marzo di quell'anno, il loro primo album-live rappresenta un invito a nozze per la band californiana che gioca in casa non solo per il luogo ma, soprattutto, perché le performance dal vivo sono le situazioni che preferisce. Momenti in cui dilatare e improvvisare i brani del repertorio. E' così dunque che “Dark star”, uno dei  pezzi più famosi della band americana, passa da meno di tre minuti del singolo uscito nel '68, agli oltre ventitré della performance dal vivo che rappresenta il cuore di “Live/Dead”. In “Dark star” la chitarra di Garcia si fonde con i testi criptici e allucinati di Robert Hunter in cui “la stella scura si schianta, riversando la sua luce in cenere” e “lo specchio si frantuma in riflessi informi di materia”. Roba che potrebbe ispirare un episodio di Black Mirror,  celeberrima serie tv britannica nata dal talento visionario di Charlie Brooker.   

La biblica “Saint Stephen”, da “Aoxomoxoa”, è l'unico brano ripreso dai due album precedenti ed è una davvero una bella versione  che si trasforma letteralmente nella successiva “The eleven”. “Turn on your love light” è una lunga rivisitazione da Scott e Malone. Dopo questo rhythm and blues, Garcia e soci emozionano ancora una volta con “Death don't have no mercy”. Non è facile, inoltre, ascoltare la sperimentale “Feedback”, otto minuti di chitarra e distorsione. Ma anche questo brano è importante per  provare a comprendere l'universo-Grateful Dead. Di atmosfera opposta il pezzo di chiusura “And we bid you goodnight”. 

Con la buonanotte non cala il sipario solo su “Live/Dead”. Questo live è infatti anche un canto di morte per quella cultura hippie e psichedelica di cui i Grateful Dead furono tra gli interpreti più credibili. L'atmosfera crepuscolare lascerà spazio alla rabbia dei Settanta, stretti tra genialità - si pensi ai capolavori del prog - e derive varie. Tra bagliori e oscurità.