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IL DISCO

Hegel, 25 anni fa l'ultimo Battisti tra poesia e filosofia

di Michele Ceparano -

23 agosto 2019, 17:28

Hegel, 25 anni fa l'ultimo Battisti tra poesia e filosofia

Venticinque anni fa usciva “Hegel”, l'ultimo album di Lucio Battisti. Il grande artista reatino sarebbe infatti scomparso quattro anni dopo. Il disco, quinto e ultimo scritto in collaborazione con il paroliere Pasquale Panella, una collaborazione che tanto fece discutere, e per certi versi continua ancora oggi, fans e critici musicali, è intitolato al grande filosofo tedesco dell'idealismo. Il gigante del pensiero che, scorto a Jena un altro gigante della storia come Napoleone, racconterà di aver visto “lo spirito del mondo a cavallo”.

Tornando dall'imperatore a Battisti, “Hegel” si può definire anche un concept album, dal momento che il filosofo è il protagonista di almeno quattro brani: “Hegel”, “Tubinga”, “Estetica” e “La bellezza riunita”. L'ultimo album di Battisti, anche questo tassativamente con la copertina bianca e composto da otto brani sulla falsariga degli altri quattro scritti con Panella (uscirono, dal 1986, a scadenza biennale, “Don Giovanni”, “L'apparenza”, “La sposa occidentale” e “Cosa succederà alla ragazza”) venne definito da alcuni un punto di non ritorno. Con testi ancora più criptici dei lavori precedenti - Mogol ormai è un punto lontano nell'universo - e disseminato di misteri come la E maiuscola in copertina su cui si sprecarono le interpretazioni, “Hegel” non è però certamente un disco da buttare. “Molti nemici, molto onore” verrebbe quasi il desiderio di dire. Perché se è vero che attorno al Battisti del periodo “panelliano” tanti sono stati i detrattori, è anche vero che certi momenti dell'album possono anche catturare, nonostante i testi “labirintici” e a volte volutamente disconnessi. E' il caso sicuramente dei quattro brani “hegeliani” già citati, ma anche dell'apertura del lato A, “Almeno l'inizio” e quella del B “La moda nel respiro”.

“Hegel” è comunque un album ardito. Ardita la musica, stile dance elettronica. Arditi, come sempre, i testi. Da “Hegel”, uscito il 29 settembre '94 (data non casuale), in cui “un bacio dai bei modi grossolani, sfuggì come uno schiaffo senza mani” a “Tubinga” “in cui non c'è un juke-boxe e non un tostapane”, l'album rappresenta una sorta di testamento spirituale. Dal punto commerciale fu deludente. Non ha infatti l'accessibilità di “Don Giovanni” o alcuni momenti di rara felicità espressiva come “L'apparenza” (una per tutte l'immagine dei “rientri con cavalli fragorosi e salti di delfini tra marosi”). Ma poco importa dal momento che Battisti era già da tempo entrato nel mito. E lo dichiara, in qualche modo, in “Estetica” dove “la fortuna non c'entra quando una cosa per terra si posa. E vale sia per l'estetica che per l'allodola”.