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"The wall" dei Pink Floyd, un muro insuperabile da quarant'anni

30 agosto 2019, 16:59

Un muro insuperabile. Per bellezza di musica e testi, oltre che per il successo ottenuto. Per molti è l'album della vita. “The wall” dei Pink Floyd, uscito nel novembre del '79,  si appresta a festeggiare i suoi primi quarant'anni. Un discone, non solo per le tematiche affrontate,  su  tutte l'isolamento e l'incomunicabilità dell'uomo in un'era pre-globalizzata ma già tanto insidiosa.

Doppio concept per oltre ottanta minuti di registrazione, eseguito nel '90 per celebrare la caduta del muro di Berlino, “The wall” è anche il disco di Roger Waters. Il sempre più leader dei Pink Floyd, che qualche tempo dopo abbandonerà la grande avventura condivisa a suon di capolavori - si pensi, ad “Atom hearth mother”, che l'anno prossimo compirà 50 anni, “The dark side of the moon”, “Wish you were here” e, perché no, anche il film-concerto “Live at Pompeii” - con David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason, è il vero narratore-protagonista di “The wall”. Suo tramite è il personaggio della rockstar Pink a cui nel 1982 darà il volto per il cinema Bob Geldof per la regia di Alan Parker.

“The wall” è il muro dell'incomunicabilità, ma anche del pessimismo cosmico. Il vittimismo di Pink - che sta a Waters un po' come il Rael di “The lamb lies down on Broadway” sta a Peter Gabriel - è un duro atto d'accusa. Alla base del messaggio c'è il fallimento che serpeggia nel mondo oscuro e senza speranza costruito dai Pink Floyd. Anche questo un muro, come quello scenografico eretto nei loro concerti con tanto di distruzione finale. L'album ha un successo strepitoso: vende infatti 24 milioni di copie solo negli Usa e il 45 giri “Another brick in the wall” completa l'opera. Non male per la storia di un fallimento.

Un concept  che è anche molto autobiografico con i richiami alla vicenda del  padre di Waters morto nella seconda guerra mondiale sul fronte di Anzio. A proposito del padre, nel film, che non piacque troppo a Waters, è inserito il brano “When the tigers broke free” che comparirà nel 1982 in “The final cut”. Nella galleria di personaggi si trovano poi una madre oppressiva (“Mother” è, a giudizio di chi scrive, il momento più alto dell'album), l'impossibile rapporto con la scuola e gli insegnanti (“Another brick in the wall”), un matrimonio fallito, il mondo dello spettacolo marcio, il rapporto con i fans e la violenza in un crescendo, uno dei momenti più drammatici del film ma anche dell'album, da adunata di Norimberga.

Il viaggio di Pink è lastricato di pietre miliari del rock: da “Another brick in the wall” 1,2 e 3 alla già citata “Mother".  Dalla super rock “Young lust” alla disperata “Don't leave me now”, per arrivare a “Hey you”, “Comfortably numb” che stregò David Bowie, “In the flesh”, “Run like hell” e “The trail” e il suo grido finale “tear down the wall”.

Per i pochissimi che non  abbiano mai sentito parlare (non si sa mai) di questo disco leggendario, e per i pochi che non lo abbiano ascoltato tutto almeno una volta, questo anniversario è l'occasione per colmare questa lacuna. Perché “The wall” è ancora, nonostante sia uscito nel '79, uno specchio di questi tempi. 

di Michele Ceparano

Da youtube Mother 
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