Sei in Musica

Musica

Fiato alle ragazze: non ci sono più gli strumenti musicali «maschili»

10 novembre 2019, 11:24

Fiato alle ragazze: non ci sono più gli strumenti musicali «maschili»

 Lucia Brighenti
Ci sono strumenti musicali femminili e strumenti maschili? Se si dovesse giudicare da quanto recitava lo statuto del Conservatorio di Parma nel 1899-1900, la risposta sarebbe sì: “soltanto nel caso eccezionale di speciali attitudini è ammessa l’iscrizione delle donne in altri corsi oltre che quelli di canto, pianoforte od arpa”. Niente strumenti a fiato, insomma ma, cosa ancora più sorprendente, nemmeno strumenti ad arco. Oggi le cose sono cambiate e, in parte, stanno ancora cambiando: nei conservatori e, sempre più, nelle orchestre, si possono trovare donne che suonano corno, trombone, percussioni, basso tuba, fagotto, contrabbasso... Consultando i numeri del Conservatorio di Parma nell’anno accademico in corso, si nota che la percentuale femminile tra gli iscritti è poco sotto il 50%. Le donne mancano solo in due classi - direzione d’orchestra e tromba -, scarseggiano in quelle di ottoni, contrabbasso, percussioni, mentre prevalgono in quelle di flauto traverso, violino e viola. Gli uomini sono assenti nei corsi di arpa e viola da gamba. 
RAGIONI FISICHE E CULTURALI
Le ragioni possono essere tante: fisiche (ci sono strumenti più pesanti), culturali, storiche e qualche volta sono state legate a un fatto di decoro. Si pensi al mito di Atena che dopo aver creato l’aulos, strumento a fiato ad ancia, lo gettò via perché si accorse che suonandolo le si deformava il viso. Ne parliamo con alcune musiciste di due orchestre di Parma. A portarle verso la scelta dello strumento è stato qualche volta un caso fortunato: Simona Carrara e Federica Bazzini (corniste rispettivamente della Filarmonica Arturo Toscanini e dell’Orchestra dell’Opera Italiana), avevano scelto il flauto e sono state poi dirottate verso il corno, rimanendone conquistate. Ilaria De Maximy e Francesca Davoli, oboista e fagottista dell’OOI, si sono invece innamorate da subito del loro strumento. «Non credo che gli ottoni siano considerati maschili per ragioni fisiche: – spiega Carrara – le donne hanno spesso quasi tanto fiato quanto gli uomini. Credo sia più una questione culturale, legata forse al fatto che erano strumenti usati per la caccia, in guerra, nelle bande militari...». 
NULLA DA INVIDIARE
«Spesso si pensa che per suonare il corno si debba essere particolarmente robusti: in realtà non è così. – aggiunge Bazzini – Siamo ancora una minoranza, ma ultimamente ci sono bravissime corniste nel mondo che non hanno nulla da invidiare agli uomini». Davoli osserva: «il fagotto è uno strumento abbastanza pesante, ma i motivi per cui è considerato maschile sono culturali. La donna viene vista come entità della bellezza. Ci sono strumenti più aggraziati, mentre con quelli a fiato si gonfiano le guance». «Oltre al fatto estetico, - racconta De Maximy – per l’oboe c’è un aspetto artigianale (che io amo molto) che può essere considerato maschile: per preparare le ance si maneggiano legno, coltelli, filo, qualche volta ci si taglia. Tra gli oboisti storici mancano modelli al femminile, ma le cose stanno cambiando».
 Quanto alle difficoltà incontrate nel loro percorso, nessuna ha vissuto episodi spiacevoli: «Bisogna però abituarsi a stare in un ambiente prevalentemente maschile e fare un po’ di scorza. – osservano – Qualche volta siamo un po’ svantaggiate nelle audizioni, in cui di solito si è giudicate solo da uomini. Ma di donne che vincono concorsi prestigiosi, ce ne sono sempre di più».

© RIPRODUZIONE RISERVATA