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Van der Graaf Generator, 50 anni fa l'inizio di un mito

13 novembre 2019, 17:59

di Michele Ceparano

Non è sicuramente il loro capolavoro ma è un album importantissimo per capire l’evoluzione di un gruppo mitico del progressive rock. Il lavoro che ha compiuto 50 anni in questo 2019 è “The Aerosol Grey Machine” e il gruppo è quello dei Van der Graaf Generator. Già il nome del gruppo si richiama all'invenzione dell'ingegnere americano che progettò un generatore elettrostatico in grado di accumulare una notevole quantità di carica elettrica. Isomma, Peter Hammill, mito assoluto del rock, e soci si ripromettevano di dare la carica al rock. Missione compiuta. Il debutto della band inglese, che avrebbe dovuto portare la firma del solo Hammill, vero deus ex machina della produzione del gruppo, è importantissimo anche perché precede  almeno tre capolavori.

Negli anni successivi, sempre grazie al suo genio (su youtube si trova una sua versione di “Impressioni di settembre” della Pfm, con cui la leggenda del prog incrociò il cammino), uscirannno nel 1970 “The least we can do is wave to each other” e “H to He. Who am the only one”, mentre l'anno dopo vedrà la luce “Pawn hearts”, considerato non solo il loro momento più alto ma anche uno dei capolavori assoluti del progressive rock. 

Per capirsi, sono gli album di “Refugees” e “White hammer” e il suo  "malleus maleficarum" o martello delle streghe, di “House with no door”, “Lemmings”, “Man Erg” e la fantastica suite di oltre 23 minuti “A plague of lighthouse keepers”. Brani sicuramente non facili ma che  stregano  chi li ascolta. “Aerosol”, l'album della bomboletta spray in copertina,  è certamente meno complesso ma è ugualmente interessante a partire dal pezzo di apertura, “Afterwards” e la sua atmosfera quasi bucolica che si scontra con quelle oscure e gotiche degli album successivi. Il primo brano del disco è anche il più riuscito dell’intero lavoro. Valide anche “Orthenthian st.” 1 e 2 e l’acustica “Running back”. Dove comunque non arriva la verve, il lavoro può contare sulla voce di Hammill, che qualche anno dopo, da solista, si cimentò con “The fall of the house of the Usher” di Edgar Allan Poe. I racconti   del maestro del brivido americano   hanno  affascinato   anche gli Alan Parsons Project, altro storico gruppo del prog,  nel loro riuscito “Tales of mistery and imagination”. Se  non tutti i brani  di “Aerosol”  reggono  il confronto con i primi due, “Octopus” e “Necromancer” sono, invece,  davvero riusciti. Specialmente "Necromancer"  con le sue atmosfere  piene  di  "neri boschi" e incantesimi   è un assaggio di “White hammer”, uscito appunto l'anno dopo.