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IL DISCO

Gordon, i Nomadi e la fantascienza

di Michele Ceparano -

17 gennaio 2020, 11:30

Gordon, i Nomadi e la fantascienza

Quarantacinque  anni fa i Nomadi pubblicavano “Gordon”. Un album molto particolare, uscito nel 1975, il cui fulcro è rappresentato dal brano su Flash Gordon, personaggio dei fumetti di fantascienza creato negli anni Trenta da Alex Raymond, che anticipa di cinque anni la colonna sonora dei Queen per il film di Mike Hodges. Un po' la “via italiana” a Flash. Un brano da gustare fino in fondo. Incalzante la musica, belle le parole.
Augusto Daolio, Beppe Carletti e soci (sono ancora i tempi della mitica formazione con Lancellotti, Maggi e Dennis) con questo album, esplorano, proprio per stare in tema, nuove vie musicali. “Gordon” è infatti un disco innovativo, sperimentale, a tratti psichedelico, che ha poco da spartire con la produzione precedente e ne avrà anche meno con la successiva del gruppo capitanato dal grande frontman e interprete reggiano. Un lavoro che fu giudicato “difficile” e spiazzò i fans, ma che oggi, assieme a “Noi ci saremo”, lp uscito l'anno successivo, rappresenta uno dei momenti più  felici  del complesso, per usare un termine caro a chi si è appassionato al rock negli anni Settanta.
Che lo stile del gruppo sia cambiato, almeno per questo album, lo dimostrano i primi due brani, sicuramente tra i più riusciti  che ribadiscono  che i Nomadi cercano una via personale per non essere sempre solo gli “interpreti” delle canzoni di Francesco Guccini. Un versante su cui comunque riuscirono a eccellere.
Allora, in “Sorprese” la voce di Augusto  guida il lettori in nuovi spazi musicali. Poi c'è “Gordon”, rivisitazione cantata dell'eroe colto nel ritorno verso Mongo, il pianeta su cui si svolgeranno molte avventure del protagonista. Un personaggio, Flash Gordon, che come spiegò lo stesso Augusto all'uscita dell'album “appartiene a ogni epoca” Sono i due momenti più alti dell'album, ovviamente insieme alla sensualissima, amata molto da chi scrive, “Senza discutere”. “Immagini”, appena prima, era forse la più “nomadesca” con il “filosofo che si diverte con quello che sa, labirinti e profondità, per non farsi capire” e “l'astrologo" che  "gioca con carte ed oroscopi, sempre soldi e fortuna a te, lui regala a te”. Bella, oltre la copertina partorita dal genio pittorico di Augusto,  anche “Il destino” con un finale un po' prog. Non bisogna, infatti, dimenticare che a Daolio il rock progressivo  piaceva moltissimo. Su youtube c'è, infatti,  una sua interpretazione da brividi di “Looking for someone” da “Trespass” dei Genesis. Ascoltare per credere.

Da YouTube Gordon