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IL DISCO

Franco Battiato, “Patriots” quarant'anni dopo

di Michele Ceparano -

31 gennaio 2020, 17:30

Franco Battiato, “Patriots” quarant'anni dopo

Nel 1980 Franco Battiato pubblicava “Patriots”. Per il cantautore siciliano, che l'anno prima aveva sfornato l'interessantissimo “L'era del cinghiale bianco”, tra echi di Guenon e Gurdjieff, si tratta del primo successo commerciale. Non così grande da scalare i vertici delle hit parade, ma utili per lanciare il cuore oltre l'ostacolo in attesa del decollo che avverrà l'anno dopo con “La voce del padrone”, la consacrazione dell'artista catanese che infranse la barriera del milione dei dischi venduti, ripagando Battiato di una lunga “gavetta”. “Patriots” è, dunque,  un momento fondamentale nella sua produzione dal momento che contiene alcuni pezzi destinati a diventare dei classici del suo repertorio.

A partire da “Up patriots to arms”, una canzone fatta di canzoni (dai Nomadi che rifanno Sonny Bono alle "lucciole" di Aurelio Fierro) e “Prospettiva Nevski”. Nel primo brano (quello delle "barricate in piazza" fatte nel "nome della borghesia") Battiato  fa risuonare  un frammento dell'ouverture del Tannhauser di Richard Wagner, un'opera che dieci anni prima aveva fatto capolinea nel rock, sulla copertina di "Trespass", album di cui  questa rubrica  si è occupata la scorsa settimana. La seconda è, invece, un omaggio all'omonima strada di San Pietroburgo, un brano che fu interpretato con successo da Alice, lanciata proprio da Battiato che, con Giusto Pio e Francesco Messina, scrisse per lei “Il vento caldo dell'estate”. Un altro brano destinato a entrare nell'”olimpo” di Battiato, anche se meno amato dal pubblico degli altri due, è sicuramente “Le aquile”, mentre “Arabian song” è, come si comprende dallo stesso titolo, il primo brano in cui il cantautore usa la lingua araba. Battiato inoltre si diverte, come spesso gli capiterà, a mischiare pop con le citazioni letterarie e anche questo disco ne è pieno. Dalla proustiana “Passaggi a livello” a “Frammenti”, un collage di versi di grandi poeti italiani. Le citazioni torneranno, prepotentemente, l'anno successivo in brani destinati a entrare nel costume come “Bandiera bianca”, “Cuccurucucù” e “Centro di gravità permanente”.  Novello  calderone delle streghe di   “Macbeth”, in questi brani c'è di tutto:  dalla musica pop, di quella che più pop  davvero non si può, all'Iliade e all'Odissea, dalle mille bolle blu  a Kipling. Un'onda e un successo che non si esauriranno  certo all'inizio di quei, sicuramente per il cantautore siciliano, meravigliosi  anni Ottanta. "La cura", infatti, è del '96.