Sei in Musica

INTERVISTA

Pau dei 'Negrita': 'Un tour nei teatri per festeggiare un'avventura lunga 25 anni'

L'album «Helldorado»  è stato un rischio  che ha ripagato in modo eclatante

di Pierangelo Pettenati -

02 febbraio 2020, 15:10

Pau dei 'Negrita': 'Un tour nei teatri per festeggiare  un'avventura lunga 25 anni'

Passato il momento rivoluzionario del rock (ammesso che sia davvero stata una rivoluzione e ammesso che sia davvero passato), è da tempo iniziato il momento delle celebrazioni. Tocca a tutti, prima o poi, e adesso è il turno dei Negrita, che ripartono col tour teatrale iniziato l’anno scorso per festeggiare in 25 anni di carriera. Nel 2020 ricorrono anche i 20 da «Reset», uno dei loro dischi di maggior successo. Messe insieme le due cose, giovedì 20 febbraio alle 21 il gruppo di Arezzo sarà al Teatro Regio di Parma per «LaTeatrale – Reset celebration». 
Marchio di fabbrica della band sono da sempre le chitarre di Drigo e Cesare Petricich, unite al carisma del frontman Pau, che ci tiene a mettere subito in chiaro una cosa: «Le chitarre elettriche ce le portiamo anche nei teatri… Avevamo già fatto un tour nei teatri nel 2013; ci piacque molto quella esperienza, tanto che nel 2019, dopo Sanremo, abbiamo pensato di festeggiare in nostri 25 anni di carriera di nuovo nei teatri. Spogliata dal sound più aggressivo degli amplificatori e del rock’n’roll più tradizionale, questa dimensione porta fuori la natura stessa delle composizioni, delle canzoni, dei testi. Viene fuori una sfaccettatura di questa band diversa da quella che tutti conoscono. È il festeggiamento di una carriera e di un’avventura di vita importante». 

Rispetto agli inizi siete cambiati tanto e avete attraversato vari passaggi e varie influenze; è stato un percorso naturale, ragionato o calcolato? 
«È difficile scindere le cose. È nella nostra natura la voglia di sperimentare e mettersi in gioco con altri sound. Noi abbiamo desiderio di un costante cambiamento, che è artisticamente molto interessante ma a livello commerciale è un po’ castrante perché spesso il pubblico, soprattutto quando si affeziona a un artista, vorrebbe sempre sentire quel tipo di sound a cui si è appassionato la prima volta. Ma l’artista deve essere libero da ogni tipo di costrizione, deve poter seguire il proprio spirito, la propria ispirazione. Noi non abbiamo mai avuto paura di correre questi rischi. Ad esempio, se non li avessimo presi facendo un album come “Helldorado” non saremmo qui. Siamo passati da rock’n’roll di stampo anglosassone alla musica latina. Fu un cambiamento rischiosissimo ma che ha ripagato in maniera eclatante. La mia opinione è che “Helldorado” sia il nostro album migliore di sempre». 

Qual è il vostro habitat naturale? Il palco o lo studio? 
«Ho sempre pensato che siano due condizioni inscindibili. Non mi sono mai posto il dubbio, so che per andare dal vivo servono le canzoni e so che suonare dal vivo ti porta a scrivere altra musica». 

Siete musicisti “vecchia maniera”; sapete suonare, sapete tenere il palco, avete “mestiere”; come vi trovate con i colleghi più giovani? 
«Il mondo è cambiato completamente con l’arrivo del digitale, e anche la musica ha subito questa mutazione. C’è molta più facilità nel realizzare musica; oggigiorno puoi registrare un intero disco con un iPhone, volendo. Questo comporta che sia aumentata la schiera di persone che si sono dedicate alla musica, ma suonandola meno e utilizzando le possibilità date dal computer. È anche vero che certe emozioni non riescono a passare sempre attraverso un computer, quindi anche nella nuova generazione ci sono artisti che pubblicano dischi realizzati con il pc, ma dal vivo sentono la necessità di più verità, di più immediatezza. Salmo e Willie Peyote, ad esempio, hanno una band alle spalle, oltre al dj e al programmatore». 

Un invito ai parmigiani: 
«Io non sono un bravo bottegaio, non mi so vendere bene sotto questo punto di vista. So che è un concerto intenso, emotivo, che parte con un bisogno di attenzione importante. Siamo seduti, siamo attenti e c’è un tipo di attenzione di atmosfera. Però i Negrita sono una band che non puoi legare, non siamo facilmente imitabili; a un certo punto scatterà la parte più ritmica e festaiola, più energica e la gente si alza e inizia a ballare. È il nostro cruccio a teatro, che liti coi vigili del fuoco! Però non abbiamo un pubblico estremista; c'è chi ha voglia di liberare energia, di cantare, di ballare e chi no. Certo, chi ha voglia di ascoltare della musica seduto e concentrato, poi dovrà anche aspettarsi di subire una ventata di energia».
Per i biglietti ancora disponibili è possibile contattare 0521.993628 oppure info@puzzlepuzzle.it.