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IL DISCO

John Barleycorn è più vivo che mai: compie 50 anni il capolavoro dei Traffic

di Michele Ceparano -

07 febbraio 2020, 17:25

John Barleycorn è più vivo che mai: compie 50 anni il capolavoro dei Traffic

Cinquant'anni fa i Traffic, band britannica atipica capace di fondere rock, prog, folk e jazz, pubblicavano un album destinato a entrare nel mito. “John Barleycorn must die” avrebbe dovuto essere un lavoro solista, dal momento che il gruppo, dopo qualche prova non al livello del lavoro d'esordio, “”Mr. Fantasy”, rischiava di sciogliersi. Avrebbe dovuto essere un sorta di “one man show” interpretato da Steve Winwood. Ma nel lavoro furono coinvolti anche Jim Capaldi e Chris Wood. Insomma, “John Barleycorn” era comunque un disco dei Traffic. Un capolavoro. Chi non lo avesse mai ascoltato si aspetti un album denso di virtuosismi e di contaminazioni nello stile della band. A partire dalla strumentale “Glad”, famoso trionfo di piano e sax che ebbe un grandissimo successo a partire dalle radio. Per la gioia dei dj di allora.

Il “cuore” del disco è, però, ovviamente “John Barleycorn”. Canzone tradizionale di cui esistono numerose versioni a partire dal XVII secolo, rivisita un personaggio dell'immaginario popolare. John Barleycorn, che tradotto in italiano suonerebbe John chicco d'orzo, è la personificazione del whisky e della birra. Si tratta di un brano folk, una ballata lunga oltre sei minuti, arrangiata da Winwood, e intensissima, grazie anche al flauto di Wood. Ma perché John Barleycorn, lo spirito del grano, deve morire? Nel ciclo della mietitura “muore”, infatti, con l'ultimo covone, rappresentato in copertina. Per poi rinascere l'anno successivo. Una curiosità: Gabriele Salvatores lo inserì nella colonna sonora del suo film “Nirvana”.

Nell'album c'è, comunque, tanto altro, dall'idealistica “Freedom rider”, alle introspettive “Empty pages” e “Stranger to himself”. Fino a “Every mother's son” in cui Winwood suona tutti gli strumenti, eccetto la batteria. E' il degno finale di un album capolavoro che cinquant'anni dopo rappresenta ancora un viaggio attraverso numerosi generi guidati da una band di virtuosi, con testi che non hanno perso nulla della loro incredibile suggestione. La compagnia si dividerà quattro anni dopo per poi ritrovarsi dopo molto tempo. Ma “John Barleycorn must die”, che si trova ancora sugli scaffali dei pochi eroici negozi di dischi che resistono a questa globalizzazione selvaggia, continuerà a rappresentare il punto più alto da loro raggiunto.