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IL DISCO

"H to He who am the only one", cinquant'anni fa la consacrazione dei Van der Graaf Generator

di Michele Ceparano -

14 febbraio 2020, 18:09

Nel 1970 i Van der Graaf Generator, gruppo leggendario di progressive rock, davano alla luce due album. “Il disco” questa settimana si occupa del secondo arrivato in ordine di tempo, “H to He who am the only one” segue infatti di poco, sempre datato '70,  un altro bel lavoro, “The last we can do is wave to each other”, che contiene “The hammer”, un brano-racconto sui tempi della caccia alle streghe e del “malleus maleficarum”.

Anche “H to He”, che a dicembre compirà cinquant'anni,  è cupo e fascinoso - a partire dalla copertina di quel Paul Whitehead che collaborerà proficuamente con altri gruppi come i Genesis - nello stile di Peter Hammill, leggenda del prog che del gruppo fu il grande trascinatore. Il terzo album della band inglese  ha anche un titolo che "gioca", oltre che con pronomi e verbi,  con la tavola periodica degli elementi, in linea con il nome "scientifico" che la band aveva scelto, derivato dal  generatore di Van de Graaff. Grafia appena differente, stesso suono. H e He sono, infatti,  l'idrogeno e l'elio, e qui si allude alla formazione delle stelle.

L'album che consacrerà la band  si compone di  brani e suite  in puro stile prog. Tutte le canzoni hanno un appeal notevole. A tratti sono oscure e complesse ma l'atmosfera che producono è davvero inimitabile. Si può dire che questo terzo disco sia il loro primo capolavoro. A partire da “Killer” in cui giganteggiano la voce di Hammill e il sax che racconta la lotta tra due squali. Hammill offre il meglio di sé anche nella ballata gotica che ha per titolo “House with no door” che sarà destinata a diventare un classico dei Van der Graaf. Chiude il lato A l'altrettanto interessante “The emperor in his war-room”, in due parti, in cui alla chitarra come special guest star si esibisce niente meno che Robert Fripp dei King Crimson. Un gruppo, questo,   già allora  sulla cresta dell'onda  per lavori come “In the court of the Crimson king”, tra le “bibbie” del prog. “Lost” è, inoltre,  un “racconto” di danze, quella “della sabbia e del mare” e quella “del freddo”. Il finale è fantascientifico - oltre che dalle atmosfere arturiane (un brano  su tutti “Time table” dei Genesis) il prog è sempre stato attratto anche dai racconti intergalattici - con “The pioneers Over C.”, ambientata nel futuro e cioè nel 1983, non a caso, appena  prima dell'anno di Orwell. "H to He"  spiana la strada ai Van der Graaf che l'anno dopo pubblicheranno “Pawn hearts” di cui “Il disco” non potrà non occuparsi.