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I Negrita al Regio: teatro stracolmo per una serata magica. Lo racconta anche una lettrice 'non fan'

20 febbraio 2020, 22:17

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di Francesca Gatti

Arrivano diretti, forti, profondi e cantano della vita, che è un uragano, una tempesta, un tuffo, ma anche un gioco.  Un Teatro Regio colmo si accende di una luce blu, che non è solamente quella proiettata dal palco, ma anche dagli innumerevoli cellulari puntati addosso ai musicisti. Puntualissimi, il sipario si solleva e l’applauso scatta ancor prima di sentirli esibire. 

Un concerto semi-acustico, come dichiarato dalla stessa band, quello portato in scena a Teatro Regio dai Negrita. 

"Ciaooo Parmaaa - esordisce il leader della band rock aretina, Paolo Bruni, in arte Pau - che spettacolo, da qua siete bellissimi. Avete un teatro meraviglioso, non ci venivamo da sette anni, ma lo scorso anno abbiamo raggiunto i 25 anni di carriera e abbiamo deciso di festeggiarli così. Per cui, ci aspettiamo molto da voi questa sera e grazie di essere qua". 

Quindici album, di cui il primo lanciato nel lontano 1994; la tanto attesa band toscana ha raggiunto la nostra città per una data che ha fatto presto sold-out: "Siamo in giro da un bel po’ di mesi e questa sera siamo qua in una veste del tutto particolare. Questo tour non riguarda solamente l’anniversario della formazione, ma anche il ventennale di Reset, un disco per noi importantissimo, che ci ha permesso di evolverci e di trasformarci da band underground a band internazionale. E vorrei ringraziarvi per tutti questi anni in cui ci avete accompagnati, dal 1994 ad oggi, perché questa via Emilia ha un che di magico, ed è stata probabilmente la zona d’Italia dove siamo stati meglio ospitati. Fin da subito, ci avete accolti a braccia aperte: siamo toscani e non ce lo aspettavamo questo trattamento da parte di un’altra regione. Le cose belle vanno dette: siamo orgogliosi di essere qua". 

Definito "il Teatro più bello dove siamo stati>"dal chitarrista che prende parola prima di un brano da solista, parte la sfida al pubblico: "Vediamo se siete anche i migliori a partecipare". E la reazione non si fa attendere: nel giro di qualche brano, i Negrita conquistano tutti e sono veramente pochissime le persone a non muoversi, cantare, ballare e saltare. Interagisce con il pubblico il cantante, improvvisa e non si risparmia: "La cosa bella di fare questo lavoro, oltre a salire ogni sera su un palco diverso e di essere applauditi da tutti voi, è quella di avere la possibilità di viaggiare, di andare in altre zone del mondo, per raccogliere esperienze, colori, impressioni. E noi ci sentiamo un po’ “zingari”: come musicisti, ci siamo lasciati contaminare molto, per questo questa sera vi vogliamo portare in Argentina". Dai palchi laterali viene lanciato un urlo e il pubblico abbandona presto le poltrone per iniziare a ballare, e all’applauso che scatta, Pau “si scioglie”: "Ad una cosa così non ti abitui mai perché è meravigliosa".

Una lettrice: 'Io che non ero una loro fan: ho scoperto che mi sono sbagliata"

E alla redazione web è arrivato questo racconto della serata da una lettrice-spettatrice, Arianna Totti.

"Come non sono scontate le cose. Quelle semplici. Ecco, é bello vedere e farsi trasportare da artisti che gioiscono e si divertono ancora nel proprio mestiere anche dopo 25 anni. Suono,voce, armonie, battiti di mani, risate, parole e tanta voglia di essere lì su quel palco.
Non sono mai stata una fan dei Negrita, azzardo a dire che mi stavano anche sulle palle perché mi lascio spesso ed ancora frenare dalla prima impressione, dal pensiero comune o da un dettaglio per il tutto. Gioisco nello sbagliarmi. A 44 anni ho capito che prima di giudicare devi entrare davvero in quella realtà. 
Il Regio stasera é stato davvero il "teatro" di uno spettacolo vero, diretto, musicalmente centrato,emotivamente coinvolgente, dove una band si diverte a cantare suonare  bene, dove scende dal palco per ballare e toccare quel pubblico che tanti tengono distante.
Ascolto i loro testi e ci ritrovo dentro le emozioni che ho vissuto io o altri, poco importa, testi sinceri e non commerciali. Parole che ti spingono ad andare oltre la superficie.  Non per forza nel 2020 c'è bisogno di effetti speciali o di provocazioni per fare rimanere il pubblico a bocca aperta. Può anche bastare essere autentici in un periodo in cui é tutto costruito.
Io mi sono divertita. Ho visto persone libere di saltare e ballare anche nell'austero Teatro Regio".