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IL DISCO

Black Sabbath, la strega e il vecchio mulino

di Michele Ceparano -

28 febbraio 2020, 17:04

Black Sabbath, la strega e il vecchio mulino

Tra i meravigliosi cinquantenni “Il disco” non poteva dimenticare l'album di debutto dei Black Sabbath, dall'omonimo titolo. Il gruppo nato nei pressi di Birminghan e capitanato da Ozzy Osbourne, uno che mezzo secolo dopo  è ancora sulla cresta dell'onda, si ispirò per le sue canzoni ai racconti gotici di Dennis Wheatley, in particolare “The devil rides out” (tradotto in italiano “Il battesimo del diavolo”), ma anche a quelli di H.L.Lovecraft e agli scritti esoterici di Aleister Crowley.
Cinquant'anni fa con “Black Sabbath” iniziava, dunque, la leggenda nera del rock a partire dalla meravigliosa, quella davvero, copertina della strega di fronte al mulino ad acqua di Mapledurham, località sul Tamigi nella contea inglese dell'Oxfordshire. Una copertina - il retro era invece una croce rovesciata contenente un breve racconto, secondo i Black Sabbath un'idea della casa discografica - che vale da sola quasi tutto il lavoro e che divenne immediatamente essa stessa leggendaria. La strega stessa, infatti, tempo dopo, stando al racconto del chitarrista Tony Iommi, si sarebbe presentata in carne e ossa a un concerto della band inglese nel Lincolnshire. Roba da brividi, in linea con storia della band inglese. La storia, invece, come sempre molto meno "dark",  sostiene  che la figura in posa che "fissa dritto negli occhi" era  semplicemente una modella, assunta dalla  Vertigo, la casa di produzione inglese. Fatto sta che il vecchio mulino ad acqua,  la cui costruzione risale al quindicesimo secolo e che è stato utilizzato fino alla Seconda guerra mondiale, è ancora meta di pellegrinaggi da parte dei fans dei Black Sabbath e costituisce una della maggiori attrazioni di quella parte dell'Oxfordshire.  
“Black Sabbath” è, dunque, un disco importante perché in quei giorni, tra versi in cui echeggiavano i sabba delle streghe, la magia nera e i riti satanici, nasceva  l'heavy metal a cui band storiche come i  Led Zeppelin avrebbero fornito  un grande apporto. Nonostante abbia ricevuto critiche negative, come accade spesso per le “opere prime”, questo album e il successivo “Paranoid” rappresentano forse il momento migliore nella produzione di Osbourne e soci.
Del primo album della band, spiccano sicuramente il brano di apertura e title track, “Black Sabbath”, con tanto di sinistri rintocchi di campane e l'inquietante  rumore della pioggia, “The wizard” in cui  mette i brividi  anche il suono dell'armonica a bocca. “Behind the wall of sleep” sarebbe stata ispirata da un racconto breve di Lovecraft, il genio solitario di Providence, mentre "Nib", che fu una delle prime loro canzoni ad avere un certo successo, si portò dietro accuse di satanismo. Nell'album sono riuscite anche due cover, “Evil woman” dei Crow, ascoltando la quale è impossibile non pensare alla strega in copertina, e “Warning” del gruppo blues britannico degli Aynsley Dunbar Retaliation.