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«Surreal reality», atmosfere notturne per l'album d'esordio dei Criminal Chaos

Il gruppo parmigiano, formato da musicisti esperti, ha lavorato a lungo a questo disco

di Pierangelo Pettenati -

01 marzo 2020, 12:33

«Surreal reality», atmosfere notturne per l'album d'esordio dei Criminal Chaos

I parmigiani The Criminal Chaos hanno da poco pubblicato «Surreal reality»,  eccellente album d’esordio. È un esordio solo discografico, perché la band è formata da musicisti dalla lunga esperienza: Nik Bergoni alla voce, Helder Stefanini alla batteria, i fratelli Pablo e Ivan Chittolini (rispettivamente al basso e ai synth) e Mirco Caleffi alla chitarra. 
«Surreal reality» è un disco sul quale hanno puntato, lavorato e investito molto; la lavorazione è stata lunga e ha visto all’opera professionisti di alto livello a partire da Fabrizio Grossi, che di base sta a Santa Clara in California e che vanta lavori con Steve Vai, ZZ Top, Joe Bonamassa,  Dave Navarro, Steve Lukather e molti altri. La pre-produzione è stata invece curata da Roberto Barillari, trent’anni di Fonoprint (dove sono nati molti dei più importanti album italiani di sempre) e il lavoro con Lucio Dalla alle spalle: «per due mesi ci siamo trovati ogni giorno – spiegano – da metà pomeriggio fino a sera inoltrata. Grazie al supporto di Giovanni Pigino, che ci ha fornito quasi tutta la strumentazione per la registrazione, avevamo allestito uno studio a casa di Pablo. Alla fine di ogni sessione, mandavamo i file a Fabrizio e il giorno dopo trovavamo la sua risposta». 
Durante quelle sessioni sono nate le canzoni del disco. «All’inizio non trovavamo l’amalgama – dice Nik – Volevamo fare un disco scritto e suonato tutto insieme in studio, ma avevamo caratteri ed esperienze differenti. In un anno abbiamo fatto mezza canzone, così ci siamo messi a scrivere io e Pablo. Le cose hanno iniziato a funzionare e le canzoni hanno preso un’atmosfera notturna, fumosa, un po’ dark. Hanno anche un quid di sognante, un’influenza surreale, quel piccolo mondo tra il dormiveglia e il sonno, in quel limbo sospeso tra la realtà e il mondo onirico». «Forse perché le scrivevamo di notte», prosegue Pablo: «Rispecchia i nostri gusti dai Depeche Mode ai Nine Inch Nails; un po’ di stoner, ma con una parte che richiama l’oscurità». Il disco è coinvolgente, ma il live di presentazione lo è stato  ancora di più: ogni canzone è legata all’altra da una parte strumentale. Un «concept live» in cui immergersi.