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il disco

Neil Young dopo la corsa all'oro

06 marzo 2020, 18:40

di Michele Ceparano
Sull'onda lunga di “Déjà vu”, album realizzato assieme al trio Crosby, Stills e Nash, di cui questa rubrica si è occupata da poco, sempre nel 1970 Neil Young esce con “After the gold rush”. Nel suo terzo lavoro in studio, che compie 50 anni e il cui titolo evoca uno dei tipici temi western tanto cari a Young come la corsa all'oro, ma per attualizzarlo con scopi ecologistici, il cantautore canadese è accompagnato dai suoi storici compagni di viaggio, i Crazy Horse. Suonano con lui però anche Greg Reeves, bassista di Crosby, Still and Nash, lo stesso Stephen Stills, ma anche Jack Nitzsche e Nils Lofgren, che legherà il suo nome a Bruce Springsteen. Un grande gruppo, dunque, per un altrettanto interessante disco che, come spesso accade, all'uscita non riceve i favori della critica. Entusiastica invece la risposta del pubblico degli Stati Uniti che premierà Young e la sua corsa all'oro.

L'album, che fa ancora parte del momento più country e folk di Young, ruota intorno a uno dei brani più interessanti, anche sul piano testuale, che dà il titolo all'intero lavoro. “After the gold rush”, infatti, di ispirazione ecologista è un mix di piano e di toni vocali elevatissimi, anche per una voce come quella di Young. Belle immagini come quella della prima strofa ispirata al medio evo con tanto di cavalieri dentro le loro armature, regine, popolani e tamburi, oltre all'arciere il cui tiro spacca l'albero. Di questa canzone esistono diverse versioni e una di quelle che danno maggiori brividi è di certo quella di “Live rust”, uscito nel '79.

Il disco è comunque piacevole e va dalle ballate folk come “Tell me why” a brani a tutto country come “Lonesome me” e “Only love can break your heart” o le brevi “Till the morning comes”, “Birds” e “Cripple Creek ferry”. Ma Young si cimenta anche con il rock di “Southern man” e “When you dance I can really love”. O si avventura nel dolore come in “Don't let it bring you down” dedicata al suo amico David Whitten, chitarrista dei Crazy Horse, perso nel tunnel della droga. Morirà nel '72 e il cantautore gli dedicherà, sempre sullo stesso tema, “The needle and the damage done”, una delle tante “perle” di “Harvest”. Bella e criptica anche la copertina, grazie alla foto scattata da Joel Bernstein.

Da youtube After the gold rush