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Keith Emerson e Dario Argento: quarant'anni di 'Inferno'

14 marzo 2020, 08:25

di Michele Ceparano
Quarant'anni di “Inferno”. Raggiunge in questo 2020 gli “anta” la colonna sonora di uno dei più celebri film di Dario Argento. Il maestro del brivido   ha appena rilasciato un'interessante intervista  a "Libero". Argomento, ovviamente, la paura,   dal Coronavirus alle sue  che l'hanno spinto a girare film indimenticabili. 

Uscito nel 1980 "Inferno"  ebbe l'onore della firma sulla colonna sonora   da parte  di uno dei più grandi virtuosi apparsi negli ultimi anni: Keith Emerson. Il musicista inglese, scomparso due anni fa e forse non celebrato quanto il suo contributo alla musica avrebbe meritato, si fece conoscere dal grande pubblico italiano per le sigle delle celeberrime e per certi aspetti rivoluzionarie trasmissioni come “Odeon”, di Brando Giordani ed Emilio Ravel, in cui interpretava al piano “Honky tonk train blues” e  “Variety” (sempre sua la sigla di chiusura, "Salt cay"). In quella metà degli anni Settanta Emerson aveva già all'attivo, con il trio formato assieme a Lake e Palmer,  alcuni lavori entrati nella leggenda  del rock progressivo. Dopo quello d’esordio del 1970, dal titolo appunto “Emerson Lake & Palmer” seguirono “Tarkus”, il live “Pictures at an exhibition”, “Trilogy” e “Brain salad surgery”. Davvero tanta roba.  Fu così che Argento, già affermato grazie a capolavori del brivido come “Profondo rosso” e “Suspiria” lo volle per scrivere la colonna sonora di "Inferno", atto secondo di una trilogia che, iniziata appunto con “Suspiria” nel 1977 la cui colonna sonora è dei Goblin, si sarebbe conclusa trent'anni dopo con “La terza madre” le cui musiche saranno firmate da Claudio Simonetti, ex Goblin, dai Daemonia e da Dany Filth. Un rapporto quello tra  due maestri, quello del brivido e quello del prog,  che non  fu sempre rose e fiori, ma che regalò al pubblico grande musica.  

“Inferno”, al pari delle colonne sonore dei precedenti film di Argento, dal punto di vista musicale può essere catalogato nel rock progressivo. E, di certo, le musiche sono tra gli ingredienti migliori di questa pellicola in cui horror e fantastico, come accade spesso nei lavori del re italiano del brivido, si fondono. A partire dal tema conduttore di cui su youtube si trovano diverse versioni eseguite da Emerson. Anche “Rose's descent to the cellar” è un crescendo misterioso e disturbante, al pari di  “Rose (è il nome della protagonista, ndr) leaves the apartment”. “Mark's discovery” è invece prodromica al momento più atteso dell'album - e del film -, quella “Mater tenebrarum”, prog divenuto leggenda. Coro in latino, voce solista di Linda Lee, ripete ossessivamente  “Mater suspiriorum, lacrimarum, tenebrarum”. Tenebrosa e potente. Come la copertina che  può richiamare  "Brain salad surgery", un altro fortunato lavoro di Emerson.   Nel 2001 "Mater tenebrarum" fu omaggiata da Davide Van de Sfroos in “Kapitan Kurlash”.  Segno che, ancora una volta,   il maestro inglese  aveva fatto centro.

Le strade di Argento ed Emerson si rincontreranno nel 1989 quando il muscista inglese firmerà assieme ai Goblin la colonna sonora di un film diventato di culto: “La chiesa”, scritto e prodotto da Argento per la regia  di Michele Soavi. Un incontro che lasciò degli strascichi polemici. A Emerson, infatti,  non piacque come vennero utilizzate le parti firmate da lui.

 

Da youtube Mater tenebrarum