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il disco

Lucio Dalla, 45 anni di 'Anidride solforosa'

25 aprile 2020, 11:39

di Michele Ceparano
“Anidride solforosa” compie quarantacinque anni. Si tratta del quinto album in studio nato dal genio di Lucio Dalla ed è il secondo - e forse anche il più riuscito - della trilogia in collaborazione del grande cantautore bolognese scomparso nel 2012 con il poeta e scrittore Roberto Roversi. Iniziato con “Il giorno aveva cinque teste” e conclusosi con “Automobili”, il trittico coincide con alcuni dei lavori più apprezzati di Dalla. Sono anche i dischi più “politici” del cantautore che toccano temi come l'ambiente - mille anni prima del “fenomeno” Greta - il lavoro e l'emarginazione. Rappresentano anche una dura critica alla globalizzazione e alla logica del profitto a tutti i costi. Ma anche all'urbanizzazione selvaggia e alla modernità.

Quelle di “Anidride solforosa”, come spesso accade nei lavori del Dalla-anni Settanta, sono storie disperate in cui emerge sempre  il lato oscuro della vita. Quella “dark side” che pervade ogni aspetto delle storie di Dalla (una per tutte, “Il cucciolo Alfredo” da “Com'è profondo il mare” del 1977, ma gli esempi, almeno fino all'inizio degli anni Ottanta potrebbero essere tanti). Talentuoso, sensibilissimo e curioso. Non va dimenticato, infatti, quando Dalla, ai tempi tra le icone della sinistra, scandalizzò i “benpensanti” rivelando di leggere di tutto, perfino le opere di Julius Evola. Perché anche quella di Dalla è una “Rivolta contro il mondo moderno” e con “Anidride solforosa” l'artista regala al suo pubblico una delle sue opere sicuramente più provocatorie e riuscite.

A partire dalla title track dell'album, dove  in copertina Dalla è ritratto da Enrico Manelli, che contiene dieci brani. “Anidride solforosa” parla di un futuro distopico - è scritta nel '75, il lettore faccia un po' i suoi calcoli -, una sorta di nube tossica che ispira appunto il titolo “chimico”. Un non-luogo dove “ieri la città si vedeva a malapena”. Meno male, però, che esistono gli “elaboratori” che “hanno per sorte di aiutare l'uomo a vincere la morte”. “La borsa valori” è l'eloquente titolo di una dura denuncia travestita da nonsense. L'industrializzazione, a quei tempi si chiamava così, schiaccia l'uomo. E gli uomini di Dalla, protagonisti e vittime allo stesso tempo, sono sempre dolenti figure di emarginati e violati. Come “Carmen Colon”, una bambina di dieci anni, rapita e uccisa nel '71 vicino a New York. Un caso di cronaca nera che impressionò molto Roversi che scrisse per Dalla questo brano. Oppure “Mela di scarto” sulle strutture correzionali per i minori. Teatro è quel “Ferrante Aporti” di Torino, “cantina senza vino, Siberia del destino”.

Ma ci sono anche un'”ode” agli amici cambiati (“Non era più lui”), all'eterno ritorno di “Ulisse coperto di sale” e un omaggio alla fiaba con la delicata “Merlino e l'ombra”. Senza dimenticare la sofferta storia d'Italia e, immancabile attacco al potere,  in “Le parole crociate” mentre “Tu parlavi una lingua meravigliosa” racconta di un incontro, per caso, con qualcuno che un tempo si amava.

“Anidride solforosa” è un album sicuramente da (ri)scoprire. Chi volesse farlo, non lo ascolti, però, così, da solo ma inizi il viaggio con “Il giorno aveva cinque teste” e lo concluda con “Automobili”. Non resterà deluso.