Sei in Musica

il disco

Bo Hansson, Il signore degli anelli prog

15 maggio 2020, 16:18

di Michele Ceparano
Cinquant'anni fa "Il signore degli anelli" in versione prog. Il mondo creato dalla fervida fantasia di John Ronald Reuel Tolkien, autore de “Lo hobbit” e “Il signore degli anelli”, ha influenzato anche il rock, specialmente nella sua versione progressive. Il grande scrittore inglese  ha infatti ispirato  alcune canzoni, per citare qualche nome storico, dei Led Zeppelin, dei Genesis e dei Camel, ma anche di Sally Oldfield, sorella di Mike, anch'esso non “immune” dalla saghe tolkieniane, e di Enya. In Italia ha invece visto  Angelo Branduardi come  voce narrante de “La musica degli Ainur” degli Ainulindale, opera tratta da “Il silmarillion”. Un altro artista, non sempre ricordato come meriterebbe, che ne ha tratto, però, proprio  un intero album è stato  lo svedese Bo Hansson. Negli anni Sessanta assieme a Janne Carlsson, poi datosi a tv e cinema, aveva fondato un duo che impressionò Jimi Hendrix che li volle sul palco assieme a lui durante il suo tour in terra scandinava. E per il leggendario Hendrix  Hansson scrisse anche un pezzo, “Tax free”.

Staccatosi da Carlsson, che intanto fa carriera come attore, Hansson viene rapito da “Il signore degli anelli” e lo mette su disco, entrando nella storia del prog. Il tastierista svedese scomparso nel 2010 a 57 anni pubblica così nel 1970 il suo album solista “Sagan om ringen”, dal titolo svedese del capolavoro tolkieniano. Un album che piace anche fuori dalla Svezia tanto che due anni dopo viene pubblicato con il titolo inglese “Music inspired by Lord of the rings” per l'etichetta della Charisma, la stessa dei Genesis, entrando nelle classifiche dei dischi più venduti in Gran Bretagna e lanciando Hansson nel panorama “che conta” della musica rock.

Lavoro strumentale, come quelli che seguiranno, composto da dodici brani piuttosto brevi (i più lunghi non arrivano a cinque minuti) ripercorre, in chiave prog, la trama del racconto di Tolkien. A partire da “Forsta vandringen”, in inglese “Leaving the shire”, quando Frodo e gli altri hobbit lasciano la contea per iniziare la loro avventura. L'opera prosegue con “Den gamla skogen-Tom Bombadil”, sull'interessante personaggio che compare ne “La compagnia dell'anello”, primo romanzo della trilogia, ignorato invece nel film, per diversi aspetti riuscito,  di Peter Jackson.

L'album procede nel solco del racconto, tra atmosfere sognanti sottolineate da organo e sintetizzatore, e prende per mano l'ascoltatore trasportandolo, dopo essersi immerso nelle nebbie dei Tumulilande, al cospetto dei cavalieri neri, nella casa di Elrond, dove si svolge il consiglio, ma anche a Lothlorien, il regno in cui la principessa Galadriel teneva il suo specchio incantato. Oppure   in sella a Shadowfax, nella versione svedese "Skuggfaxe", il  cavallo della razza dei Mearas  che nella traduzione italiana è Ombromanto, o, al suono dei corni, a Rohan e nella battaglia dei campi del Pelennor. Un bel viaggio, dunque, che si conclude “Percorrendo la contea”, capitolo  tra i più avvincenti  anche questo ignorato sempre dal film di Jackson, e con “I rifugi oscuri”. L'album di Hansson non è, comunque, facile. Si tratta, infatti,  certamente di un lavoro interessante, ma da ascoltare con la giusta tranquillità. Può essere, però, anche un bel modo per  avvicinarsi al mondo creato da Tolkien. Dopo aver letto almeno “Il signore degli anelli” nell'immortale, checché ne dica qualcuno, traduzione della principessa Vittoria Alliata di Villafranca.

Da youtube The horns of Rohan & The battle of the Pelennor Fields