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IL DISCO

Uriah Heep, cinquant'anni fa il primo album

di Michele Ceparano -

22 maggio 2020, 16:30

Uriah Heep, cinquant'anni fa il primo album

“.. very 'eavy...very 'umble” è il primo album di un gruppo che stregherà i fans soprattutto in Italia. Compie cinquant'anni infatti il lavoro della band inglese degli Uriah Heep. Nome letterario - Uriah Heep è un personaggio  di “David Copperfield”, romanzo partorito dal genio di Charles Dickens -, i cinque componenti del gruppo trovano nel Belpaese terreno fertile per il loro hard rock con sfumature  prog e blues. Il disco, infatti, il cui titolo tradotto è “molto pesante, molto umile” viene registrato nel gennaio 1970 ed esce nel giugno di quell'anno. In Italia come detto piace, meno nel Regno Unito, un destino simile a quello di altri gruppi come i Genesis che all'inizio non furono certo “profeti in patria”. Tra i sudditi di Sua Maestà infatti il lavoro degli Uriah Heep non entra neppure in classifica. E negli Usa la critica li stronca. Qualcuno, come Melissa Mills, addirittura arrivò a minacciare  il suicidio se il disco avesse avuto successo.

Eppure, anche se non rappresenta  il loro capolavoro, l'lp contiene pezzi che mostrano un grande talento che maturerà di là a poco con il secondo album che uscirà l'anno dopo, “Salisbury”. Quello del '71 annovera pezzi destinati a fare la storia del gruppo e del rock: a partire dalla title track sinfonica, registrata con un'orchestra di ventisei elementi, fino alla misteriosa e conturbante “Lady in black” ed “High priestess”. La vena creativa continuerà alla grande con “Look at yourself” e “Demon & wizards”, altri lavori da (ri)scoprire.

“Gypsy” è però il brano sicuramente di maggior impatto di “...very 'eavy... very 'umble”. Regina zingara, è la prima di una serie di immagini femminili di grande mistero e impatto. A bilanciare l'heavy metal di “Gypsy”, il brano folk, la cover “Come away Melinda”, che rappresenta anch'esso uno dei momenti più riusciti dell'album. Belle poi “Dreammare”, mix di sogno e incubo, “I'll keep on trying”, ma anche “Wake up (Set your sights)” che uscì anche, al pari di “Gypsy”, come singolo. Senza dimenticare le influenze jazz di “Lucy's blues”.

Storica e macabra allo stesso tempo, infine, la copertina dove il talentuoso cantante del gruppo David Byron, nato a Epping (sobborgo di Londra e capolinea della Central line della metropolitanadella capitale britannica  che agli amanti del prog ricorderà sicuramente qualcosa) e morto nel 1985 dopo un'esistenza difficile, è truccato da mummia con tanto di ragnatele. Un omaggio, anche questo, alle atmosfere dark che influenzarono il rock, dal prog all'heavy metal, stili in cui gli Uriah Heep hanno messo il loro magico zampino.