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IL DISCO

"Pulse" dei Pink Floyd, "The dark side of the moon" e tanto altro

24 luglio 2020, 16:12

di Michele Ceparano

I più grandi successi e l'esecuzione integrale di “The dark side of the moon”. Nel giugno di venticinque anni fa i Pink Floyd pubblicavano “Pulse”, reso graficamente in copertina come P.U.L.S.E., il loro terzo album dal vivo dopo la parte live di “Ummagumma”, uscito nel 1969, e “Delicate sound of thunder”, del 1988. Così come per le raccolte, si pensi a “Relics”, anche i live della leggendaria band inglese non sono mai “solo” un disco dal vivo. Sono una sorta di “summa” leggendaria che va scoperta o riscoperta. Registrato tra il settembre e l'ottobre dell'anno precedente tra l'Earls Court di Londra, Hannover, ma anche l'Italia (Cinecittà e la festa dell'Unità di Modena), il doppio album ricalca il tour che seguì la pubblicazione di “The division bell”, penultimo lavoro in studio datato '94, dieci anni prima di  “The endless river”.

“Pulse” ripercorre, disinteressandosi della cronologia, i momenti salienti della storia del gruppo, regalando ai fans anche l'esecuzione completa di “The dark side of the moon”. Si potrebbe quasi dire che “Pulse”, battito cardiaco, richiama già dal titolo il notissimo lavoro del gruppo in cui il “battito” apre e chiude quella che è una grandissima opera rock.

Quello che è uno dei capolavori dei Pink Floyd - per molti il capolavoro assoluto - occupa infatti quasi tutta la facciata B. Inutile citare, uno a uno, i dieci brani che compongono “The dark side”, qui esaltati dall'esecuzione live, bastino per tutti “Breathe”, “Time”, “The great gig in the sky” e “Us and them”. Ma anche se l'album del '73 fa la parte del leone, in “Pulse” non vengono dimenticati neppure altri grandissimi album come “Wish you were here” - title track ovviamente compresa -  o “The wall”. La magia di “Shine on you crazy diamond”, brano storico che i Pink Floyd dedicarono al loro vecchio compagno di strada Syd Barrett, è, come sempre, da brividi. Non a caso apre il disco, segno che il passato non si dimentica. Subito dopo Gilmour, Wright e Mason (Waters aveva già preso altre strade) omaggiano ancora il “diamante pazzo” tornando indietro nel tempo. “Astronomy domine”, da “The piper at the gates of dawn”, album d'esordio del gruppo datato 1967, con “A saucerful of secrets” tra i dischi  “fatati” dei Pink Floyd, è stato infatti scritto proprio da Barrett.

Gilmour e soci non dimenticano, però (e come potrebbero?), “The wall”, con perle come “Hey you”, “Comfortably numb”, ma anche, come gran finale, “Run like hell”.

La band dà spazio ovviamente anche ai lavori più recenti, raggiungendo le punte più elevate con “A great day for freedom” e “High hopes”, da “The division bell”, e con la classica “Learning to fly”, dal vivo sempre una sicurezza, e  “Sorrow”, da “A momentary lapse of reason”, del 1987.

Unico neo, se mai possono essercene, nella scaletta manca “On the turning away”, altro pezzo dal vivo capace di “stregare” anche al primo ascolto.

da youtube Album: Pulse. Brano: Time