Sei in Musica

IL DISCO

Quarant'anni di “Vivo da re”

di Michele Ceparano -

31 luglio 2020, 19:06

Quarant'anni di “Vivo da re”

“Vivo da re”, secondo album della band milanese dei Decibel, fondata da Enrico Ruggeri, Fulvio Muzio e Silvio Capeccia, che ha appena tagliato il traguardo dei quarant'anni, fu pubblicato dopo la partecipazione della band al festival di Sanremo con “Contessa” e coincise con l'abbandono del gruppo da parte del suo frontman. Da lì al 2016, anno in cui partecipò alla reunion con i vecchi compagni di strada, Ruggeri non è stato, però,  con le mani in mano. Anzi, oltre ad avere successo come cantautore, ha dimostrato di saperci fare anche come comunicatore.
Scrittore, conduttore radiofonico (memorabili alcune puntate di “Il falco e il gabbiano” dal titolo di una sua celebre canzone, su Radio 24) e televisivo non omologato all'imperante pensiero unico, ultimamente l'artista milanese firma anche su “Il Giornale” una stimolante rubrica settimanale, “Voce d'artista”.
Prodotto da un monumento della musica Shel Shapiro, al piano in un paio di pezzi, “Vivo da re” arriva dopo il controverso e ultimamente rivalutato “Punk”. L'album a detta dei critici non fu trascendentale, alcuni brani appaiono infatti piuttosto deboli. A fare la parte del leone, oltre alla sanremese “Contessa”, dedicata, pare, a Renato Zero, e addirittura a superarla, è, però, la title-track. “Vivo da re” è stata, infatti, definita “maestosa e trascinante”, due aggettivi che, a parere di chi scrive, sono una sorta di vestito su misura per un brano che è un crescendo, senza respiro. La voce inconfondibile, unica già allora, di Ruggeri “seziona” senza pietà la vita di una star in un pezzo che si potrebbe definire profetico. Un brano che strega l'ascoltatore, fin da subito. Come è capitato a chi scrive ascoltandolo, per la prima volta volta, alla radio proprio nel 1980. Un po' come “On the turning away” dei Pink Floyd o “Helplessly hoping” di Crosby, Stills and Nash o, per restare in Italia, “Liberi liberi” di Vasco Rossi.
Ruggeri rievoca i “vecchi compagni di scuola e i nostri vecchi eroi” in un brano struggente e nostalgico. Si tratta della  canzone di una vita  che raggiunge  una vetta che, nonostante l'eclettico artista milanese abbia avuto una carriera piena di successi, sarà difficile raggiungere nuovamente. L'album è quasi tutto qua, a eccezione,  di pezzi come il  distopico “Decibel”,  quello di “reminiscenze da ginnasio non ne ho, com'è romantico l'interno di un metrò”) e  “Io ho in mente te” dell'Equipe 84, a sua volta una cover di “You were on my mind”, brano originariamente folk scritto da Sylvia Fricker e interpretato da Ian&Sylvia e portato poi al successo dai We Five e di Crispian St. Peters e Barry McGuire.