Sei in Musica

IL DISCO

Peter Gabriel III, i quarant'anni di “Melt”

di Michele Ceparano -

02 ottobre 2020, 15:29

Peter Gabriel III, i quarant'anni di “Melt”

Nel 1980 Peter Gabriel pubblica il suo terzo album solista. Conosciuto semplicemente come III (i suoi primi quattro album sono tutti intitolati Peter Gabriel), o come “Melt”, dal disegno in copertina firmato da Storm Thorgerson in cui il volto dell'artista inglese, ex leader dei Genesis, appare liquefatto (melt significa infatti sciogliersi), fu il primo album di Gabriel a riscuotere un grande successo internazionale e venne anche pubblicato in tedesco, con il titolo “Ein deutsches album”.

Merito, soprattutto, dei due singoli “Games without frontiers”, ispirato al celebre gioco, e “Biko”, brano di enorme suggestione scritto in memoria dell'attivista anti-apartheid sudafricano Steven Biko che, inserito anche dal regista David Attenborough (premio Oscar per “Gandhi) nel film su Biko “Grido di libertà”, lanciò Gabriel - che in carriera ha firmato anche diverse colonne sonore tra cui quella del film “L'ultima tentazione di Cristo” di Scorsese - anche come artista impegnato per i diritti civili. La canzone su Biko, che comprende anche alcuni passaggi in lingua xhosa, non piacque per nulla al governo sudafricano di quei tempi che la censurò.

Con “Melt” Gabriel si allontana sempre di più dal suo passato artistico, cioè da quei Genesis cui il settantenne autore deve però ancora gran parte della sua fama, grazie ad album imperituri come “Foxtrot”, “Selling England by the pound” e “The lamb lies down on Broadway”. Con già all'attivo due buoni album, Gabriel, autore di testi sopraffino e grande sperimentatore a livello musicale che non firma un disco solista dal 2002, nel 1982 pubblicherà il suo quarto lavoro, denominato IV o “Security”. Un lavoro che contiene brani come “The rhythm of the heat”, “San Jacinto”, ma anche “Shock the monkey”, uno dei suoi lavori più riusciti.

Tornando all'album uscito quarant'anni fa, che ha come filo conduttore la malattia mentale, tra i brani di maggiore impatto ci sono anche “Family snapshot”, basata su un racconto di Arthur Bremmer, e “Intruder” dove, come in altri momenti, spicca l'apporto alla batteria e alle percussioni di un altro ex Genesis, Phil Collins, che riprenderà la tecnica usata nel brano del suo amico per un suo pezzo che l'anno dopo farà furore, “In the air tonight”. Tra gli altri che collaborarono all'album, che ha altre “perle” come, ad esempio, “I don't remember”, Robert Fripp e Kaste Bush che qualche anno dopo duetterà con Gabriel nella stupenda “Don't give up”.

Biko